Perché la figura di Franco Basaglia richiede una seppur parziale revisione storica
Citiamo alcuni passi dal testo “Psichiatria e Antipsichiatria”, DE Agostini, Novara, 1977 - riferimento: pagg. 46,55,68 - testo che nel 1977, un anno prima della approvazione della legge 180, fu una sorta di bibbia antipsichiatrica edita e pubblicata per spiegare le ragioni della chiusura dei manicomi.
I meriti di Basaglia
Franco Basaglia è stato uno psichiatra italiano fondamentale per la riforma della salute mentale. Il suo contributo principale riguarda la chiusura dei manicomi, considerati luoghi di esclusione e non di cura. Con la legge 180 del 1978, ispirata alle sue idee, l’Italia ha avviato il superamento degli ospedali psichiatrici. Basaglia ha posto al centro il malato, riconoscendolo come persona con diritti e dignità. Ha criticato i trattamenti disumanizzanti e le pratiche coercitive diffuse nei manicomi.
Ha promosso un modello di cura basato sull’ascolto, la relazione e l’inclusione sociale. La sua visione ha trasformato il rapporto tra medico e paziente, rendendolo più umano e paritario.
Citazioni: i punti che non condividiamo e che meritano una revisione storica
BASAGLIA NON E' UN ANTIPSICHIATRA
Nulla di più falso, a pag. 81 il testo recita chiaramente:
In Italia l'antipsichiatria è rappresentata soprattutto da Franco Basaglia. Ha diretto l'ospedale psichiatrico di Gorizia dal 1961 (…)
COLPEVOLIZZAZIONE INGIUSTA DELLA FAMIGLIA
"L'interessante film Family Life ha per argomento la considerazione del nucleo familiare come crogiolo della schizofrenia e la descrizione degli aspetti alienanti dell'incomunicabilità (pagina 46)."
Paradossalmente abbandonò i pazienti vittime dei familiari aguzzini, proprio in senso alla famiglia colpevole della malattia, in assenza di strutture se non ambulatoriali e pressoché inutili, per almeno 16 anni, un crimine che ancor oggi pochi conoscono e non si spiega.
NEGAZIONE DELLA MALATTIA
La schizofrenia si considera, a partire da questo momento, non come il prodotto 'un disturbo la cui eziologia è ignota, ma come una formazione reattiva a una serie i circostanze che si sono ripetute attraverso un periodo di tempo.
in sostanza la malattia non è nemmeno più un disturbo, come si suole dire oggi, ma solo una formazione reattiva. Basandosi su questo gli psichiatri o meglio antipsichiatri che agirono nei CSM di allora, ambulatori inutili dotati di una sedia e una scrivania (per 16 anni), negarono a lungo l'esistenza della malattia mentale fino a rifiutarsi di fare una diagnosi considerata una etichetta. E i familiari ignari non sapevano cos'era e come affrontare la malattia.
pag. 68:
Le alterazioni della personalità, gli squilibri mentali, corrispondono a una situazione umana e questo è sempre valido; in un secondo momento questa situazione umana si cataloga ed è qui che appaiono le etichette di malattia.
In sostanza gli squilibri non sono dovuti a carenze o cause biochimiche del cervello (contenibili e curabili con gli psicofarmaci) ma sempre a una condizione umana. La diagnosi è una etichetta.
ORIGINE DELLA MALATTIA MENTALE
si pone in dubbio la registrazione della pazzia come infermità, abbandonando il modello medico del disturbo mentale per attribuirle un significato radicalmente diverso. Così la concezione dell'alienazione come prodotto di origine sociale e familiare, sorti da condizioni ambientali (…) è la principale e più rilevante caratteristica di ciò che si riconosce con il nome di antipsichiatria.
anche qui si nota che l'alienazione è il solo prodotto di origine sociale e familiare.
SOPPRESSIONE DEL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO
pag. 25
Lo psichiatra dell'ospedale possiede oggi una vasta gamma di droghe che gli permettono d'agire sull'agitazione, l'ansia, le alterazioni psicomotorie, l'impulsività e l'improvvisa mancanza di controllo. In una parola, si può cambiare l'aspetto delle corsie del manicomio con ciò che si è chiamato le "camicie di forza chimiche".
(…)
Però questa utilizzazione dell'aiuto chimico da parte dei medici è contestato ugualmente dalle posizioni antipsichiatriche. Sottomettere un malato al trattamento psicofarmacologico è un attacco alla sua personalità e gli effetti secondari - in molti casi difficilmente evitabili - costituiscono autentiche aggressioni; per questo, premessa fondamentale dell'antipsichiatria è la soppressione del trattamento farmacologico.
Al giorno d'oggi i trattamenti psicofarmacologici offrono spesso l'unica speranza di contenere diverse patologie; scorrendo la cronaca molte persone affermano di aver tratto grandi benefici dagli psicofarmaci, soprattutto nel trattamento della depressione. Se non ci fossero gli psicofarmaci molti schizofrenici sarebbero “alla deriva psichiatrica”. Ovviamente gli psicofarmaci sono necessari e nella giusta misura. Paradossalmente qui Basaglia e compagni si spingono oltre, ovvero: proprio a seguito e per merito delle cure farmacologiche sono state tolte le catene ai malati. Ora in virtù di teorie sconsiderate, si pensa di poter curare i malati esclusivamente con “la parola”, il dialogo e con un “orsetto di pezza" - tutto falso.
La critica
Al di là della giusta lotta al manicomio e chiusura, la nostra critica si concentra su alcune citazioni oggi sconfessate, riferite al momento della lotta al manicomio, che pochi conoscono e sui fatti descritti qui di seguito.
La centralità del paziente nel processo di cura è un aspetto valido e inalienabile, ma la legge Basaglia si basa esclusivamente sul consenso (non influenzabile!) per attuare le cure; i disturbati più gravi le rifiutano e ne hanno diritto cosicchè il TSO non è lo strumento idoneo per risolvere i loro problemi.
La chiusura frettolosa dei manicomi ha provocato l'abbandono dei pazienti nel territorio o famiglia in assenza totale di strutture come quelle oggi esistenti (DSM, CSM, strutture residenziali varie), in assenza di diagnosi, lasciati in mano a famiglie impreparate (definite aguzzine) che dovevano fronteggiare pazienti non rispondendi nemmeno i farmaci, in preda continua a deliri, tanto l'antipsichiatria sostenne questo.
Le tragedie si sono protratte per almeno 16 anni, fino al primo progetto obiettivo del 1994 che ha delineato quali fossero le strutture e organizzazione necessaria. Un vero e proprio crimine sanitario nascosto agli occhi dei cittadini.
La mancanza di finanziamenti è una giusta osservazione ma è anche un ritornello che si ripete troppo a lungo e da quasi 50 anni. La canzoncina copre alcuni veri motivi del fallimento parziale della legge Basaglia nell'affrontare i comportamenti dei pazienti disturbati gravi.
Infine la deleteria ideologia antipsichiatrica tutt'oggi, tramite alcune organizzazioni, si batte tenacemente contro gli psicofarmaci, negando l'esistenza della malattia, relegata ad un semplice disagio sociale, di fatto allontanando i pazienti dalle vere cure, illudendo essi stessi se non i familiari.
Fra le tante, vedi link in calce, proprio a Trieste nella Patria Basagliana, ieri come oggi, si usano ampiamente gli psicofarmaci per trattare i pazienti, con le conseguenze riferite in cronaca.
Approfondimenti: paziente designato, antipsichiatria, famiglia schizofrenogenica, legge 180
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