La necessità di riformare il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), disciplinato in Italia dalla Legge 833/1978, risponde a una pressante urgenza di adeguamento agli standard internazionali sui diritti umani. La nuova legislazione dovrebbe però tener conto anche dei pazienti e loro famiglie.
La presa di posizione delle società scientifiche di psichiatria spagnole evidenzia una differenza culturale e normativa rispetto all’Italia che merita di essere sottolineata. In Spagna, la preoccupazione espressa dagli psichiatri è che una limitazione troppo rigida dei ricoveri involontari possa impedire di intervenire anche nei casi di grave malattia mentale, lasciando persone che necessitano di cure senza un’assistenza adeguata. In Italia, invece, il…
Il Sindaco stupito non conosceva il caso, figuriamoci gli assistenti sociali, comunità come al solito sotto shock. Il sofferente non era più seguito dai servizi fin dal 2018, è un classico, e le discussioni in famiglia spesso erano accese. Queste persone pretendono e minacciano per ottener risorse continue dai genitori.
La testimonianza di Jessica Schenato, protagonista dell’incontro organizzato a Thiene per la Giornata mondiale della salute mentale, è certamente preziosa. Dimostra che, con cure adeguate e percorsi efficaci, è possibile recuperare una vita dignitosa, produttiva e pressoché normale; ma è per tutti?
Liste d’attesa, servizi sotto pressione e personale insufficiente sono problemi reali. Ma raccontare che tutto dipenda solo dalla mancanza di fondi significa ignorare il dramma dei pazienti che rifiutano le cure, delle famiglie lasciate sole e delle malattie che non sempre rispondono ai trattamenti.
Il caso di Lucca, con l'iniziativa teatrale Il ballo delle pazze, inserita nella rassegna Campa Cavallo e accompagnata dalla presenza di Marco Cavallo, proprio come a Cagliari, ripropone una contraddizione che merita attenzione. Ma le parole sono inadatte; ancora una volta si ripropongono termini stigmatizzanti, usati proprio da chi dovrebbe combattere i pregiudizi.
C'è un paradosso che merita una discussione pubblica. A Cagliari, la ASL dedica due giornate alla memoria di Marco Cavallo, simbolo della rivoluzione basagliana e della liberazione delle persone recluse nei manicomi, e sceglie di intitolare l'iniziativa «Matto come un Cavallo».
La sentenza stabilisce che la persona sottoposta a TSO ha diritto a farsi assistere immediatamente da un legale, rifacendosi alla Raccomandazione CM/Rec(2026)8 europea, per evitare abusi. Nella totale mancanza di garanzie per poter chiedere la presa in carico dei casi più difficili o ignorati dai servizi.
Segnaliamo un articolo di Mondosanita.it che riporta le dichiarazioni del Presidente Matterella in tema di salute mentale e psichiatria. Mentre tutti si affaccendano a difendere i diritti dei pazienti, le lotte contro lo stigma e chiedere nuove leggi, la famiglia è ignorata e messa da parte.
Nella settimana per la salute mentale, tra iniziative di prevenzione, dell'antistigma, centri aperti per consultazioni e pareri, l'unica associazione che urla il dolore dei familiari è “Mai più soli” che chiede di attivare un codice rosso per garantire interventi e presa in carico immediati. Evitando il peggio e ulteriori stragi.
La proposta di riforma dell'Amministratore di Sostegno (ADS) che comporta anche l'abolizione della Interdizione e Inabilitazione è fallita. Ma c'è un progetto di riforma del TSO nel rispetto della Raccomandazione CM/Rec(2026)8 che richiede il parere delle associazioni di familiari.
La proposta di legge avanzata da “Diritti alla Follia” necessita di un equilibrio tra autodeterminazione e protezione; norme più precise per evitare nuovi abusi, influenze, manipolazioni che possono mettere in seria difficoltà i familiari e gli assistiti. Costretti ad affrontare, in diversi casi, lunghe cause, costi e oneri probatori che non esisterebbero se esistesse un regime preventivo di rappresentanza o di autorizzazione.