Udine, 22 settembre. Una donna di circa cinquant’anni percorre la centrale via Poscolle con un’ascia in mano, in evidente stato di agitazione. Urla, pronuncia minacce non meglio precisate e semina paura tra passanti, commercianti e clienti dei locali. Intervengono tre pattuglie della Polizia locale. La donna viene disarmata e successivamente affidata ai sanitari, che dispongono il trattamento sanitario obbligatorio. Nessuno rimane ferito.
Uno dei grandi limiti dell'attuale sistema di tutela della salute mentale riguarda il ruolo dei familiari. Quando una persona adulta affetta da una grave patologia psichiatrica rifiuta le cure, i congiunti, salvo siano stati formalmente nominati amministratori di sostegno o tutori, dispongono di strumenti estremamente limitati per rivolgersi a un'autorità che possa intervenire.
L'enorme carico emotivo, assistenziale e di sicurezza ricade sulle spalle delle famiglie (caregiver), le quali spesso si sentono lasciate sole dalle istituzioni. La UE non prevede un "garante" specifico a tutela esclusiva della sicurezza o degli interessi dei familiari mentre il sofferente gode di tutti i diritti e tutele.
Quattordici anni di discussione. Un tema che riguarda direttamente le persone con le malattie mentali più gravi. E il silenzio ingiustificato di gran parte delle associazioni italiane dei familiari, che non si pronunciano su importanti questioni che riguardano loro e il congiunto.
La posizione ufficiale di EUFAMI, la Federazione Europea delle associazioni dei familiari sulla coercizione è diversa da quella abolizionista. Chi vive a contatto diretto con la malattia ha diritto a chiedere interventi per prevenire il peggio.
L'Europa avanza verso il superamento dei trattamenti involontari. Ma mentre giustamente rafforza il diritto del paziente a rifiutare le cure, dimentica una domanda decisiva: chi può chiedere aiuto quando una persona sta precipitando e non chiede più aiuto a nessuno?
Se per strada incontriamo una persona vestita in modo palesemente bizzarro, che in piena estate indossa un pesante cappotto o in inverno gira con una semplice maglietta, parla da sola, appare disorientata, manifesta convinzioni evidentemente irrazionali o sembra avere un comportamento profondamente incongruo, possiamo facilmente renderci conto che qualcosa non va. Non possiamo certo formulare una diagnosi osservandola per strada, ma comportamenti di…
Nell'esame dell'accaduto, un orrendo delitto dove Lorena Isceri è stata gettata come un pacco e per giunta viva da un cavalcavia, seguito dal suicidio del suo compagno Federico Vella non si può attribuire il femminicidio genericamente a una «malattia mentale».
L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) ha bocciato all'unanimità il 28 gennaio 2026 la bozza di Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo riguardante i trattamenti e i ricoveri coatti in psichiatria.