Sospsiche.it c'era arrivata prima. Quando chiedeva di smettere di chiamare “matti” le persone con problemi di salute mentale e di restituire loro, prima di tutto, la dignità di persone, poneva già una questione che oggi le istituzioni riconoscono come centrale: le parole non sono neutre e il modo in cui nominiamo la sofferenza mentale contribuisce a costruire stigma oppure inclusione.
Se la legge 180/1978 ha legiferato prevalentemente sul TSO, dopo quasi cinquant'anni di proposte inascoltate, di proteste, dubbi, ecco che improvvisamente chi viene sottoposto al provvedimento ha diritto ad opporsi a quella che viene considerata una “limitazione alla libertà personale” più che ad un provvedimento sanitario.
Famigliari, svegliatevi! Cosa accadrà quando la famiglia chiederà che qualcuno impedisca che una persona gravemente compromessa (es. schizofrenica, giocatore d'azzardo compulsivo, ecc.) di distruggere il proprio patrimonio, venga truffata e sui esporrà a conseguenze che non sarà poi in grado di riparare?
Il quadro si complica ulteriormente se si guarda oltre i confini nazionali. Organismi globali come l'ONU e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), forti della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), spingono da tempo verso l'abolizione totale di qualsiasi trattamento coatto o restrittivo, considerandoli lesivi della dignità umana e paragonabili a forme di tortura
Dieci comuni dell'Imolese firmano un protocollo per il coordinamento tra i servizi, pomposamente annunciato per salvaguardare la salute e la dignità della persona garantendo anche la sicurezza degli operatori. Con un ritardo, si fa per dire e non è vero, di 50 anni sulla legge 180. Ironicamente possiamo dire “scoprendo di nuovo l'acqua calda”.
La storia di Giorgia, aggredita dall’ex compagno dopo il secondo TSO nel giro di pochi giorni, non è rara o singolare, rischia di diventare purtroppo la normalità. Il persecutore dopo le dimissioni ha fatto un'irruzione nel luogo in cui lavorava; sfondato una porta blindata con una violenza e forza inaudita. E' palese che questa persona non è stata presa in carico, anzi lasciata libera di proseguire con le minacce e stalking.
Nella quindicina di storie (che pubblicheremo in questo sito) raccontate da Maria Luisa Zardini, Presidente ARAP fino al 2019, si riflettono comunque quasi tutti i temi cruciali di questa grande tragedia che ancor oggi si ripete come negli anni successivi alla promulgazione della legge 180.
Dopo un primo TSO e l'orrore nel matrattare i suoi cani, fatto che ha destato sconcerto e forti reazioni, non appena è tornato a casa ha colpito di nuovo, vittime stavolta due gattini. Secondo TSO; qualcosa non funziona, il sistema non si prende cura di queste persone brutali e crudeli.
Salute mentale e sicurezza: non possiamo più ignorare nè tollerare il problema, che non è limitato alle sole famiglie e che riguarda la cittadinanza, esposta quasi quotidianamente a persone che si sottraggono ai trattamenti fino a diventare pericolose, oppure non obbligate a seguire percorsi di cura per prevenire questi fatti.
(immagine di repertorio) - Maxime, nome di fantasia, è un giovane ucraino sottoposto a ben tre TSO negli ultimi mesi. La famiglia dopo il primo TSO ha chiamato il 118, ritenendolo pericoloso per sé e i figli, quindi c'è stato un nuovo ricovero. Nessun familiare si è presentato alla terza dimissione; ora è ospitato dal pronto soccorso di Cetraro; non si sa chi lo deve seguire.
Da una parte l’ISS ci spiega che il pregiudizio può tenere lontane le persone dal Centro di Salute Mentale. Dall’altra, nello stesso mondo della salute mentale, si organizza un torneo che si chiama “Matti per il calcio”. È davvero così che si combatte lo stigma?
L'ISS dice esplicitamente che ai CSM non si rivolgono “i matti”, ma cittadini che possono avere un disagio o un disturbo psichico, oltre a familiari e persone che entrano in contatto con queste problematiche. Anche Treccani, in un contributo dedicato al linguaggio della salute mentale, osserva che termini come “matto”, “pazzo”, “folle” e simili possono contribuire a mantenere pregiudizi e associazioni stigmatizzanti.