È assurdo dover lottare contro qualcosa che dovrebbe proteggerci. Basaglia ne sarebbe inorridito…
La foto: responsabilità inesistenti in mezzo secolo di legge 180.
Il fatto cui si riferisce la lettrice è accaduto proprio a Trieste; il suicidio annunciato in un Centro di Salute Mentale di una giovane che aveva accusato i servizi di essere vittima da cure esagerate di psicofarmaci.
Casi imprevedibili
Sarà un caso… "imprevedibile", affermano regolarmente gli psichiatri intervistati, come nel caso di Modena e altri che regolarmente appaiono sulla stampa. Ce ne sono un pò troppi a nostro avviso. Quando riguardano la sicurezza collettiva e si parla di imprevedibilità allora c'e' da rabbrividire. Domani, allora, potrebbe accadere a chiunque di essere aggredito dal solito squilibrato seguito o mal curato.
E se questi fatti sono imprevedibili allora la vita è un gioco del lotto; la speranza è di non trovarsi coinvolti in questi eventi.
Basaglia ne sarebbe inorridito?
Non è facile rispondere a questa domanda. E' noto che Basaglia oltre a lottare strenuamente per la chiusura dei manicomi, sosteneva l'inutilità delle cure farmacologiche, ritenute “camicie di forza” anch'esse, secondo un punto di vista prettamente ideologico e poco realistico. Infatti tutt'oggi gli psicofarmaci sono largamente utilizzati con successo e la medicina continua a fare passi da gigante. Come ribadito molte volte vanno usati nella giusta formulazione e dose, con la collaborazione del paziente.
Nel caso specifico a quanto pare la paziente si è lamentata di essere stata sottoposta a cure farmacologiche in eccesso. Basaglia ne sarebbe inorridito, per un paio di motivi: l'uso improprio dei farmaci e l'eredità che ha lasciato a Trieste, non tanto per la libertà di curarsi o meno (base delle sue teorie) quanto per non aver saputo farsi carico del sofferente nella giusta maniera.