Trieste: le polemiche dopo il suicidio della 25enne che lamentava d'essere imbottita di psicofarmaci
La tragedia segna la conclusione di un lungo percorso di monitoraggio e cura, iniziato quando era ancora adolescente, e riaccende il dibattito sull’adeguatezza dei sistemi di sorveglianza.
La ragazza, in cura fin dall’adolescenza per disturbi psichici, si era presentata spontaneamente alla struttura due giorni prima, principalmente per motivi abitativi, quindi risiedeva all'interno del Centro. Ovviamente il fatto richiede una accurata indagine della Magistratura per verificare eventuali responsabilità.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani in un articolato post (vedi link sottostante) interviene ipotizzando un legame tra l'uso smodato di psicofarmaci e il suicidio, dovuto a acatisia, ovvero a un fenomeno collaterale che implica irrequietezza e tormento interiore causato dai neurolettici.
ll fatto poi che la sofferente fosse ospite presso il Centro aumenta sensibilmente la responsabilità di sorveglianza dei sanitari, senza scartare anche la considerazione che nel passato la stessa avesse già tentato un simile gesto e forse nel presente invece andava seguita in una struttura a più alta intensità e con metodi diversi.
Sommariamente nei servizi di Salute Mentale più rinomati d'Italia, a Trieste, si registra un sorta di figuraccia che sembra contraddire il primato della psichiatria umana di Basaglia, che mette al centro il paziente e i suoi bisogni, restituendo ad esso la dignità perduta nei manicomi.
Il secondo fatto accaduto negli ultimi due mesi, e il terzo con quello di Giulia Bonin (vedi link a più di pagina) che si è tolta la vita nonostante la famiglia inascoltata avesse sollecitato un TSO rifiutato dai sanitari. Famigliari che, sempre in prima linea, restano esclusi nè hanno diritto a proporre un TSO, che per altre legislazioni estere è un diritto e la normalità. Evviva la legge Basaglia!
Ecco la lettera della 25enne:
«Sono una ragazza di 21 anni. Vado in terapia psicologica da otto. Ho fatto più di 100 accessi in pronto soccorso negli ultimi quattro anni. E ho ricevuto più di 50 sedazioni intramuscolari all’interno delle strutture ospedaliere psichiatriche», scriveva la giovane paziente.Qualche riga dopo, la ragazza lanciava un appello agli operatori della Salute mentale. «Avete gli occhi. Allora osservate.
Avete una bocca. Allora parlate. Avete delle mani.
Allora utilizzatele per fare una carezza e non per bloccare. Avete delle braccia. Allora utilizzatele per abbracciare di più. Avete una pancia. Allora ascoltate le vostre emozioni senza far finta di essere apatici e freddi. Fate arrivare la vostra vicinanza a chi è più fragile di voi, a chi è di “cristallo”, a chi, semplicemente, vorrebbe non sentirsi più solo».
Prosegue il CCDU puntando il dito sul fatto che si sono registrati altri due suicidi a Trieste nell'ultimo mese, chiedendo l'apertura di una indagine e criticando "la diffusa narrativa che dipinge l’Italia come un paradiso psichiatrico” … Molti sedicenti basagliani predicano bene ma razzolano male. L'accaduto infatti si è verificato in una Regione dove i servizi psichiatrici sono finanziati più che bene rispetto alle altre Regioni.
Risponde il direttore Asugi dichiarando che i servizi hanno fatto il possibile e che il fatto era imprevedibile; d'altronde anche una risposta del genere è prevedibile.
In data 7 aprile (?) Asugi fa scattare una indagine interna (?) vedi l'articolo evidentemente su pressione dei mass-media.
Ci penserà eventualmente la Magistratura a chiarire l'accaduto e individuare responsabilità. Ci chiediamo: dove sono finite le associazioni dei familiari che dovrebbero difendere per prime i loro congiunti sofferenti? Perché non intervengono e stanno in silenzio?