"La tragedia psichiatrica" di Maria Luisa Zardini
Il libro pubblicato nel 1986 narra quanto accaduto negli anni successivi alla promulgazione della legge 180: un massacro psichico e fisico di massa che solo poche voci coraggiose hanno osato denunciare. A memoria delle famiglie e pazienti vittime della legge 180.
“La tragedia psichiatrica”
di Maria Luisa Zardini
anno 1986, SugarCo Edizioni
Il testo risale al 1986 e conta 173 pagine, preceduto da una prefazione a cura di Luigi De Marchi. Spiega in dettaglio quanto accaduto nel periodo immediatamente successivo alla promulgazione della legge 180/78. E' una drammatica raccolta di testimonianze di pazienti e familiari costretti alla solitudine e a un trascorrere quotidiano nella paura e invivibilità.
Dalla copertina:
L'odierna, irresponsabile legislazione psichiatrica condanna i malati di mente e familiari a un'odissea idi indicibile sofferenza ed emarginazione. Questo libro denuncia tale tragedia attraverso la voce delle vittime, in gran parte donne e madri.
Al giorno d'oggi (2026) non essendoci ristampe il libro non è facile da rintracciare e acquistare; casomai cercarlo nel sito https://ebay.it.
Illustra storie vere di pazienti e famiglie condannate alla disperazione, a subire inermi e non credute a vere aggressioni da parte di persone affette da disturbo mentale grave, non riconosciuto a quel tempo o minimizzato. Un tanto per ricordare la memoria di queste famiglie e pazienti per far giustizia e luce sulle ombre della legge 180.
Per certi versi l'attacco alla legge è stato “al vetriolo” e del tutto frontale, giustificato dal fatto che, politicamente, il settore psichiatrico è stato ceduto letteralmente alla gestione della sinistra italiana che a suo tempo sostenne il movimento antipsichiatrico e negazionista dell'esistenza delle malattie mentali.
Senza preoccuparsi minimamente di creare anzitempo e prima della chiusura degli ospedali psichiatrici quelle strutture di accoglienza (oggi esistenti) che servivano, negando anche la protezione dei malati mentali. Con la conseguenza, del tutto prevedibile, di aver creato una infinità di piccoli manicomi familiari.
I risultati della rivoluzione di Basaglia effettivamente si sono registrati grossomodo a partire dalla fine degli anni 90, mai precedenti sono stati connotati da insuccessi e carenze che al giorno d'oggi ancora sussistono (sfogliare i post del nostro sito). Drammi anche odierni che non solo dovuti alla carenza di finanziamenti, che noi famigliari riconosciamo, ma alla mancanza totale di strumenti e procedure per seguire le persone più aggressive in ambito comunitario.
Approfondimenti: ACT, antipsichiatria, Basaglia, consenso, libertà terapeutica
Da quasi dieci anni continua silenziosamente nel nostro paese un massacro psichico e fisico di massa che solo poche voci coraggiose hanno osato denunciare: una minoranza arrogante e bene annidata nell'apparato dello Stato è riuscita a imporre a migliaia di italiani, col favore della legge e di gran parte della stampa, un'esistenza assediata, giorno e notte, dall'angoscia, dalla violenza e dal sangue, spogliata d'ogni più elementare diritto umano: il diritto al l'incolumità fisica e alla sicurezza, il diritto alla dignità personale, il diritto all'assistenza medica e alla tutela contro le aggressioni alla propria persona o ai propri beni o al proprio domicilio.
La legge 180/833, smantellando le strutture psichiatriche e pretendendo di curare la malattia mentale in una miriade di piccoli ambulatori di quartiere che sono diventati una colossale rete di clientele politi che, di parassitismo e di sperperi, e sono stati regolarmente disertati dai malati, era sbagliata alla radice e non poteva che approdare al l'azzeramento dell'assistenza e della ricerca.
In questo libro la parola è data finalmente alle vittime: i malati ma, soprattutto, i loro familiari. Queste testimonianze hanno una carica di verità, di umanità, di denuncia infinitamente più drammatica di qualsiasi discorso teorico. Esse ci fanno toccare con mano la realtà vergognosa e atroce in cui si è tradotta e ridotta la tanto esaltata rivoluzione antipsichiatrica.
Maria Luisa Zardini è deceduta da qualche anno e fu presidente dell'Associazione per la riforma dell'assistenza psichiatrica (ARAP), un'associazione di familiari e malati che ha operato per vari anni in molte città d'Italia. Fin dai primi anni Cinquanta ha combattuto, a fianco di Luigi De Marchi, per ché fosse riconosciuto il diritto alla contraccezione, denunciando il calvario imposto alle donne, soprattutto alle più povere, dalle gravidanze a ripetizione e dagli aborti clandestini nel suo libro Inumane vite, pubblicato dalla SugarCo (1969) ci fanno toccare con mano la realtà vergognosa e atroce in cui si è tradotta e ridotta la tanto esaltata rivoluzione antipsichiatrica.
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