Le famiglie e i drammi, prima e dopo la legge Basaglia
Una ragione fondamentale della debolezza delle associazioni dei famigliari risiede nel fatto che l'associazionismo per la salute mentale è entrato da poco nello scenario italiano, si diceva negli anni 90. Ma oggi le cose non sono cambiate di molto, pur a distanza di quasi 50 anni dalla rivoluzionaria legge Basaglia.
Prima della legge 180
Ci si vergognava del proprio parente malato (anche oggi capita) e, risolto il problema del ricovero, c'era un ritorno alla vita quotidiana: tutti i problemi erano così risolti in quanto la responsabilità del paziente psichiatrico ricadeva sui sanitari. Altre famiglie sono fuggite dal paziente dopo una lunga storia di delusioni, frustrazioni ed anche violenze.
Secondo i fautori della legge 180, quest'ultima ha avuto «se non altro il pregio di coinvolgere maggiormente le famiglie nella salute mentale». Dopo l'approvazione di questa legge, avvenuta nel 1978, sorsero varie associazioni nazionali con la pretesa di cambiare la legge, come l' ARAP ed altre pronte a difenderla.
La chiusura brusca dei manicomi ha costretto i famigliari a riunirsi in associazioni locali, perlopiù slegate le une dalle altre. Un ostacolo insormontabile è costituito da sentimenti provati dai famigliari, di vergogna, negazione della esistenza della malattia, di stigmatizzazione e scarsa volontà di partecipazone, fattori che impediscono una forte presa di posizione delle associazioni.
La vergogna e la colpevolizzazione
La macchia della vergogna non è stata ancora cancellata e forse non lo sarà mai. I parenti più prossimi ne soffrono largamente e non si rendono conto che, negando la malattia o vergognandosi, non sono di alcun aiuto e non partecipando alle attività associative impediscono di fatto un possibile cambiamento.
Negli anni '70 la famiglia è stata incolpata di essere la causa della malattia mentale. Negli slogan pro-180 si negava apertamente l'esistenza della malattia mentale e molti familiari hanno recepito queste deleterie idee: è noto che, dal punto di vista strettamente scientifico, la famiglia attraversa varie fasi, iniziando dalla incredulità, negazione e poi rassegnazione.
Basaglia, ispirandosi agli antipsichiatri Goffman, Esterson, Laing, Cooper e Sasz importò le idee dell'antipsichiatria, battendosi tenacemente per la chiusura degli ospedali psichiatrici e lasciando nel contempo le famiglie e i pazienti in uno stato disastroso.
Dopo la legge 180
Laing è l'antipsichiatra che formulò la teoria del doppio legame secondo la quale la vittima (il paziente) si trova sottoposta ad una serie di tensioni radicalmente opposte e generate dai famigliari, che disseminano i doppi-lacci in tutto l'ambiente famigliare.
C'è una nutrita letteratura su questi argomenti ed anche un film, Family Life, che ha per argomento la considerazione del nucleo familiare come crogiolo della schizofrenia. D. Cooper scrisse in The Death of the Family che «il nucleo familiare, come cellula fondamentale della società capitalista - erede della società schiavista e feudale - ha compiuto la sua missione storica» e che la famiglia «come nucleo primario della società presenta le caratteristiche della scuola, delle grandi officine, dell'esercito, dell'università
e della Chiesa, strutture sociali ugualmente alienanti»., auspicando «l'adozione di modelli di libertà totale attraverso l'uso di droghe allucinogene».
Dopo gli anni 90'
Queste idee bizzarre e politicizzate si sono attenuate, ma nessuno ha chiesto ufficialmente scusa ai parenti delle vittime della legge 180, ovvero a tutte quelle famiglie ingiustamente incolpate d'esserne la causa, non solo, ma abbandonate nel territorio. Per rendersi conto di quanti drammi hanno dovuto subire e delle tragedie, sfogliare il nostro sito e leggere le storie.
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