Salute Mentale: gli attori e gli spettatori della psichiatria, branca medica o meglio sociologica alla deriva
Non a caso l'immagine che identifica questo articolo descrive un fatto drammatico, la storia di un naufragio e si intitola La Zattera della Medusa. L'opera rappresenta un momento degli avvenimenti successivi al naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto il 2 luglio 1816 davanti alle coste dell'attuale Mauritania (vedi Wikipedia).
Il dipinto è caro al mondo dell'antipsichiatria e negli anni '80 fu utilizzato in alcuni testi per identificare la situazione nella quale versavano i sofferenti mentali, fino a modificarne il nome in “la zattera dei folli alla deriva”. Pensiamo che, provocatoriamente, sia ancor di grande attualità, considerato quel che si apprende quotidianamente dalla cronaca: aggressioni, centri di salute mentale che chiudono, famigliari che subiscono e non reagiscono, cittadini e giornalisti poco informati, politici assenti, medici psichiatri e operatori che non forniscono risposte, strutture inaffidabili.
Quali le cause di tutto questo?
Raddoppio del numero di pazienti seguiti, disagio giovanile e malattie in aumento; crisi sociale, finanziaria,mondiale, tutto contribuisce purtroppo a minare la salute mentale e trasformare il disturbo lieve in malattia conclamata a facile cronicizzazione. Questo il panorama sconcertante, basta scorrere le news di sospsiche.it. Ad aggravare la situazione servizi che non rispondono, per due motivi: non c'è personale e se i sofferenti negano il consenso, non sanno cosa fare.
Serve sì' investire di più, con maggiori risorse si impedirebbero almeno in parte fatti come quello di Modena, ma serve anche qualche nuovo dispositivo di legge per assicurare alle cure servizi i sofferenti che rifiutano di curarsi connotati da casi complicati. E i servizi a seguirli come si deve.
Infine c'è la questione delle carceri che ospitano malati mentali: dovrebbero stare nelle REMS, ma c'e' chi si oppone all'apertura di nuove strutture di questo tipo, forse perché vuole le risorse da destinare al solo terzo settore, fregandosene se i malati che dovrebbero essere ospitati vengono spediti a domicilio in attesa di un ricovero e poi ripetono crimini.
Politica e salute mentale
Negli anni ’80 la Legge Basaglia fu criticata da alcuni psichiatri inglesi non solo per gli aspetti sanitari, ma anche per il forte legame con la politica e l'ideologia. Secondo questi studiosi, la riforma era stata sostenuta soprattutto da movimenti della sinistra radicale e da un clima ideologico più che da dati scientifici sufficienti.
Essi ritenevano che la chiusura dei manicomi fosse avvenuta troppo rapidamente, senza una reale preparazione dei servizi territoriali, come denunciato a più riprese da numerose associazioni di familiari e dalla sig.ra Maria Luisa Zardini (ARAP), autrice del libro “La tragedia psichiatrica”, che non esitò a denunciare senza mezzi termini lo stretto legame tra la Sinistra italiana che si appropriò totalmente della psichiatria politicizzandola.
Alcuni critici inglesi sostenevano che la psichiatria dovesse mantenere maggiore autonomia rispetto alle scelte politiche. A loro giudizio, il pensiero di Franco Basaglia trasformava la malattia mentale in un tema sociale e politico, rischiando di ridurre l’importanza dell’approccio clinico, così come poi avvenuto.
Questa premessa spiega inequivocabilmente il legame che sussiste tutt'oggi tra numerosi gruppi di sinistra, psichiatri ideologizzati, interessi cooperativistici e la dipendenza dal finanziamento pubblico, in assenza di innovazione.
Gli attori e gli spettatori di questo scandaloso teatrino in onda dal 1978
La legge 180 insegna e dispone che i sofferenti mentali, non importa quale sia il loro livello di gravità o aggressività, debbano essere accolti in famiglia e per forza soggiornare in ambito comunitario. In nome della centralità del paziente, esso ha pieni diritti pari a qualsiasi altro cittadino. Se una persona si sottopone ai trattamenti e cure va tutto e bene, ma nei casi definiti complessi la legge è del tutto inadeguata e incapace di fermare le persone potenzialmente pericolose prima che commettano qualcosa.
Cittadini
Grazie al tam-tam mediatico che tamburella da anni e anni i cittadini hanno perso la conoscenza circa la differenza tra disagio, disturbo, malattia. Complici i medici e i giornalisti che modificando i termini pensano di aver combattuto la malattia mentale esclusivamente lottando contro i pregiudizi. Non esistendo più il disturbo grave ma solo il disagio psichico o psicologico, unitamente a scarsissima conoscenza del problema, la conclusione è semplice “cambiar aria guarire” o seguire una delle ennesime trovate pubblicitarie per star meglio mentalmente.
Scorrendo i commenti in YouTube al fatto di Modena si apprendo cose incredibili: chi dice che tutti i sofferenti hanno coscienza perchè uno afferma "io se sono depresso non vado mica in giro a far stragi"?"; di per sé questa frase dice tutto: la malattia è identificata solo dalla depressione. Altri che condannano “a morte queste persone”, altri che ritengono vada abolito il vizio di mente. C?è chi si accanisce contro la motorizzazione che ha rilasciato la patente. Nessuno, ripeto, nessuno che si chiede dov'erano gli operatori del CSM, come mai il soggetto è sfuggito alle cure, perchè la legge non consente di seguire queste persone. Così gli operatori, volente o nolente, si salvano sempre - ed è vero anche che lo psichiatra con l'avvento della legge 180 non ha più l'obbligo di custodia o seguire le persone.
In altre occasioni i cittadini pensano che gli psicofarmaci siano nocivi (ovviamente noi diciamo: qualora se ne faccia abuso) e si oppongono alle cure ma quando scoppiano casi come questo insorgono contro il sistema fino a desiderare la riapertura dei manicomi.
Il fatto di Modena dovrebbe indurre i cittadini finalmente a chiedere provvedimenti per la sicurezza.
Pazienti
In netto aumento, sempre più ignorati e lasciati a carico delle famiglie. Solo pochi tra le malattie più temute come la schizofrenia, borderline, depressioni gravi se la cavano, sono “delle mosche bianche” (cit. di un medico del nord-est). Quelli che aderiscono alle cure se la cavano, gli altri secondo quanto insegnato dalla legge 180 devono stare sempre e comunque in ambito comunitario o in famiglia, oppure da soli anche se malati. Se poi rifiutano i trattamenti e cronicizzano, fatti loro, è importante la libertà terapeutica. Come ha dimostrato la legge 180. Salvo alcune patologie più lievi, non riescono nè possono, anzi, sono incapaci di coalizzarsi per difendere i propri diritti.
Famiglie
Sempre più sole, incapaci di reagire, svogliate, adattate a vivere, nei casi più complicati, con sofferenti che, nella attesa del famoso consenso negato, peggiorano e si cronicizzano. Si battono ogni giorno districandosi causa problemi economici per coprire gli eccessi del loro malato; vivono nella paura di pronunciare una parola in più e hanno timore di chiamare l'aiuto del CSM in caso di aggressività, tant'è che il malato potrebbe poi vendicarsi. Condannate a non vivere tra quattro mura domestiche e isolati dal mondo, infatti gli amici e parenti spesso spariscono nel nulla e tutti si dimenticano di loro. Colpevolizzate da Basaglia di essere la fucina della schizofrenia, hanno patito le pene dell'inferno per anni e solo di recente la macchia della colpa è stata lavata. Non hanno telecamere o body-guard a casa per difendersi in caso di aggressione. Devono obbedire ai dettami del CSM, ovvero partecipare a riunioni eterne, molte delle quale non approdano a nulla di concreto e servono solo per addestrare i familiari a sopportare il malato nelle sue astrusità e follie. Loro devo “mettere i paletti” ai comportamenti dell'assistito e così sono in prima linea a risponderne di persona e subirne anche possibili ritorsioni in caso di lite o proposta di ricovero.
Medici e operatori
Alcuni sono sensibili e svolgono questa professione in modo ammirevole ma molti altri in luogo e diversamente, sono distanti empaticamente dai pazienti. Per loro è un mestiere come un altro. La legge 180 consente di non intervenire se non c'è il consenso del sofferente. Nei casi di malasanità rispondono solo per colpa - ovviamente siamo distanti dal dolo e nel caso di imputazione per colpa nella maggior parte dei casi è realmente difficile attribuire responsabilità civili o penali. Per via del fatto che nella malattia mentale non esiste mai una prova certa e sicura a differenza delle altre specialità sanitarie - es. è molto più semplice denunciare a causa di un intervento malriuscito, basta avere a disposizione una radiografia. Molti ancora sono politicizzati e ideologizzati; chi non lo è non può opporsi al sistema e lavora nel silenzio. Tra quelli che operano nei Centri pochi sono gli operatori che lo fanno per vocazione; alcuni comprendono i bisogni dei pazienti e il carico famigliare, altri sono distanu; spesso sdrammatizzano.
Se da un lato sostengono che i pazienti mentali non sono pericolosi, reclamano sicurezza a causa delle aggressioni quotidiane nei CSM e SPDC, fenomeno che si è intensificato negli ultimi anni.
Terzo settore
Il legame tra terzo settore e politica dovrebbe essere noto; la gestione della gran parte dei servizi è a carattere privato, affidato a cooperative. Le cooperative nascono dall’idea storica di mutualismo e autogestione operaia, ma nel contesto italiano contemporaneo il modello ha spesso smarrito la sua funzione originaria, trasformandosi in un circuito economico-politico che privilegia le relazioni di appartenenza rispetto al merito e all’efficienza.
Una parte significativa del fatturato deriva da contratti con la pubblica amministrazione. Questa dipendenza riduce l’incentivo a cercare clienti nel mercato privato e a innovare nei processi. Gli investimenti in tecnologia e miglioramento del servizio restano marginali perché non sono necessari per vincere la commessa successiva.
Quando un servizio gestito da una cooperativa rossa/bianca fallisce, la responsabilità viene diluita. L’ente pubblico dà la colpa alla cooperativa, la cooperativa alla scarsità di risorse del bando, e il socio-lavoratore si trova senza strumenti di tutela perché formalmente è anche imprenditore di se stesso.
Il marchio “cooperativa di solidarietà” viene spesso usato come scudo reputazionale. In caso di scandali, la risposta è spostare l’attenzione sul valore sociale e sull’occupazione creata, invece di affrontare nel merito le inefficienze. Ogni critica viene presentata come un attacco al mondo del lavoro e alla solidarietà.
Giornalisti
Esponenti di alcune associazioni di familiari, contattati da un giornalista, hanno constatato di persona che questi non conosceva il minimo aspetto dell'esistenza di malattie mentali. La ripetizione a pappagallo di idee propagandistiche e concetti preconfezionati fa sì' che giornalisti, salvo alcuni più obiettivi, dipendano dalla politica e non prendano posizioni indipendenti in merito alle questioni della psichiatria. Pochi lo fanno e, quando si verifica un omicidio, si limitano a non indagare, non scavare a fondo per comprendere le cause e liquidano la notizia come un normale fatto di cronaca nera. Imbeccati da qualche “esperto del settore”, concludono che c'era qualche problema in famiglia. Tanto, se la vittima è un famigliare, “morto non parla”. Oppure per timore di offendere e criticare il fare delle istituzioni, preferiscono stare nel silenzio.
Politici
Sembra quasi superfluo affrontare questo argomento. A Sinistra le cooperative e politici rivendicano sempre una umento di risorse per le cooperative di solidarietà, che in effetti sono inferiori alla media europea, senza voler minimamente integrare o modificare le attuali leggi, glorificando la figura di Basaglia; a Destra viceversa, appoggiano l'approvazione di nuovi progetti obiettivo che si trascinano dal 1994 (senza giungere ad applicazione, pur migliorando il settore). In sostanza i politici, siccome non sono coinvolti di persona in queste problematiche, alla pari dei cittadini e giornalisti hanno ben poco da pensare, anzi guardano altrove.
Conclusione
Perché i sofferenti mentali devono avere una corsia preferenziale nella crisi del sistema sanitario? Essi infatti sono equiparati alle altre persone assistite dal SSN. Ergo il ragionamento conclusivo è semplice: devono subire anch'essi la contrazione dei servizi sanitari e sopportarne i tagli.
Il problema della sicurezza, allora, è in secondo piano, quasi non c'entra e quanto accaduto è doloroso e noi tutti ci siamo abituati a questi fatti di cronaca, diventati “normalità”.
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