Reggio Emilia: l'omicida del pizzaiolo, Pellati, era "sfuggito ai radar", nulla di più falso
L'omicida Pellati secondo l'Ausl reggiana è stato seguito fino a diverso tempo fa “per poi scegliere autonomamente altre opzioni terapeutiche assistenziali al di fuori del servizio sanitario pubblico”. Così prevede e consente la legge Basaglia.
Il paziente infatti ha pieno diritto di scegliere il percorso di cura (o di non cura) che meglio gli si aggrada, così prevede la legge 180, decisione sostenuta e difesa dalla pressoché totale stampa senza porsi l'interrogativo: “questa persona come ha potuto eludere le cure?”.
La risposta questa volta la hanno fornita direttamente i servizi, infatti il Pellati ha scelto altre opzioni terapeutiche, tale è un suo diritto.
Il fatto, a nostro avviso, va inquadrato in un vuoto legislativo che consente ai sofferenti più problematici e gravi (es. affetti da importanti malattie mentali con assunzione di stupefacenti) di sottrarsi alle cure. Il servizio pubblico, come bene dice l'Ausl, rispetta l'opzione "terapeutica" e quindi “tollera” anche la fuoriuscita dal percorso di cura, tanto non ne è responsabile di quelche dopo può accadere.
La questione è che la fuoriuscita dal percorso di cura, da parte di queste persone potenzialmente pericolose, spesso psicotiche e incapaci di prendere una decisione o di riconoscersi malate, senza una dovuta sorveglianza da parte degli psichiatri / tanto non ne hanno alcun obbligo / alla fine è la causa dei drammatici eventi che ormai quotidianamente sono sotto i nostri occhi.
Scrivere dunque che “è sfuggito ai radar” disattivati per legge dal 1978 significa ignorare che è un problema legato alla legge Basaglia, al consenso che non viene concesso; il sofferente poi peggiora, non assume farmaci, non segue le terapie e commette reati.
La legge infatti privilegia il diritto del paziente a a curasi o meno, avendo cancellato qualsiasi, anche solo presunzione di pericolosità, a scapito della sicurezza pubblica.
Non è bastata “Modena”, il teatrino si ripete: indignazione, qualcuno manifesta, intervento del Sindaco, forze politiche presenti solo nel momento del misfatto,poi tutto tace e torna alla normalità: i fari delle telecamere si spengono come la memoria collettiva. E il ciclo si ripete.
Reggio online riporta che:
“REGGIO EMILIA – Una testimonianza di affetto, una manifestazione civile, un modo per esorcizzare lo choc, per sentirsi uniti e trovare nel senso di comunità un antidoto al dolore e allo sconcerto, una mobilitazione animata dalla voglia di reagire e di non subire una violenza di fronte a cui emerge anche un senso di impotenza. Oltre un migliaio di persone sono scese in strada per partecipare alla camminata promossa dal Comune di Reggio dopo l’omicidio di Raffaele Stipa. Un corteo silenzioso dal centro sociale Rosta Nuova fino alla pizzeria”
ecco, come al solito proprio da quei Centri Sociali che ospitano le mostre, iniziative, convegni ad incensare Franco Basaglia, proprio da quella sinistra che difende la libertà di cura, parte una reazione pubblica generica “contro la violenza”, senza chiedersi quali siano le norme che regolano le cure dei sofferenti mentali! Mentre la controparte, la solita destra, è impegnata altrove e non si occupa di questi gravi problemi di sicurezza pubblica.
Chi sarà il prossimo?
Giornalisti e cittadini dovrebbero approfondire questi aspetti e chiedere norme integrative per assicurare alle cure questi sofferenti ed evitare questi crimini. Proprio a causa di un orrendo crimine nei primi anni 2000 a New York la popolazione si è sollevata esigendo maggior sicurezza. E' stata promulgata la legge Kendra (vedi link a piè di pagina) che ha ridotto dell'80% la frequenza di questi atti orrendi.
Da noi invece (vedi link a pié di pagina) l'82% quasi dei pazienti si ritirano dalle cure. Non c'è da stupirsi di ciò che successivamente accade: è del tutto normale.
Siamo indietro di quasi trent'anni.
A quanti omicidi ancora dobbiamo assistere? Tutto questo si poteva evitare!
vedi: consenso, libertà terapeutica, colpa
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