Strage a Modena - il dato nazionale: l'82,2% di pazienti sfuggono alle cure
Scrive il Quotidiano Nazionale al quale rimandiamo per una lettura completa:
Roma, 18 maggio 2026 – “Persi dai radar”. Come Salim El Koudri – il 31enne fermato per strage e lesioni aggravate, dopo aver falciato, sabato pomeriggio, con la sua auto sette passanti nel centro di Modena – l’82,2% dei pazienti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici smette di frequentare le strutture senza un accordo con i medici. Dall’ultimo rapporto sulla salute mentale del ministero della Salute, relativo al 2024, emerge che solo il 10% circa delle interruzioni avviene perché il trattamento è giunto a una conclusione prevista dal piano terapeutico.
Il dato è oltremodo preoccupante e indice che la legge 180 circa il consenso ai trattamenti e alle cure è del tutto o quasi fallita, perlomeno nei casi dei sofferenti disturbati più gravi.
Benvenuti nella realtà … e senza un attimo di ritardo!
Le famiglie ripetono questo tragico ritornello che ascoltiamo da molti anni; ci sono volute una decina di vittime ed un evento così traumatico come quello di Modena per svegliare le coscienze assopite in nome della libertà terapeutica e delle interpretazioni di legge che consentono anche ai medici, alla fine, di non intervenire se non in extremis con il solito, odiato TSO.
E se questo non avviene, il sofferente sfugge alla lasca maglia della rete per la salute mentale, finendo per commettere qualche gesto inconsulto.
Nessun approccio coercitivo, ecco i risultati
Dichiara il presidente della Regione de Pascale, in una intervista al Resto del Carlino:
"In passato la persona si era rivolta ai servizi di salute mentale. Attualmente, il nostro sistema si basa sulla volontarietà del paziente nel chiedere aiuto, non è previsto un approccio coercitivo, se non attraverso strumenti specifici limitati esclusivamente alle fasi acute dell’emergenza, e non in via strutturale".
Mancate risposte dei Centri, smarcati dall'intervenire, da parte degli operatori, in nome del sacro consenso e della religiosa libertà terapeutica; prevenzione inesistente e vuoti di legge: è tutto da rivedere. Servono integrazioni alla legge 180 per prevede obblighi di cura a livello comunitario, altro che riapertura dei manicomi. Falle legislative che non prevedono questo, vedi sotto “Legge Kendra”.
Manicomio si, manicomio no
L'opinione pubblica in altri momenti “tranquilli” propende per difendere la libertà di cura, osannare l'eroe Basaglia, indignarsi contro i TSO e gli psicofarmaci, ma nel momento tragico come quello di Modena, vorrebbe subito riaprire i manicomi.
La questione sta nella legge 180, basata sui principi antipsichiatrici, insufficiente ad affrontare questi casi.. Mentre negli altri stati UE e in USA le leggi sulla salute mentale sono state riviste più volte nel corso degli ultimi 30 anni, la perfetta legge 180 resta intoccabile, non prevede nè vuole prevedere un minimo obbligo di cura in ambito comunitario, ad esempio di frequentare i CMS e le strutture preposte.
Servono norme più stringenti, a parte i finanziamenti e le risorse da sempre mancanti, volte ad affrontare anche il problema della sicurezza pubblica. Qui da noi sei ci si azzarda a nominare la sicurezza, volano i soliti commenti dei medici ideologizzati ed illusi di curare tutti i pazienti, che sollevano prontamente lo spauracchio del manicomio.
Il silenzio “assordante”
Nessun commento degli operatori che in questi casi preferiscono il silenzio piuttosto che ripetere come fanno sempre che “i malati mentali non sono pericolosi”. Complici anche le numerose associazioni di familiari che non fanno nulla, in luogo di chiedere più attenzione per i propri assistiti.
Quando terminerà questa vergogna? Il Governo, in nome della sicurezza, faccia qualcosa!
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