Salute mentale e legge Basaglia - Quando il consenso non arriva mai
Una buona parte dei sofferenti la schizofrenia e di altre patologie hanno una visione rigida del mondo e delle cose. Non si fanno convincere. La legge Basaglia si basa erroneamente sulla teoria che tutti i pazienti possono esprimere il loro consenso. Diversi poi peggiorano fino a diventare aggressivi o pericolosi.
Consigliamo di consultare la voce di glossario consenso. Il problema sembra essere complesso ma si risolve semplificando la teoria di Basaglia, tutt'ora a base della legge 180., che solo una minima parte delle persone conosce.
Il consenso: in cosa consiste?
Riassumendo il consenso deve essere spontaneo, non ci devono essere nemmeno le “spinte” dei famigliari, quindi libero (senza condizionamenti), spontaneo ovvero prevede che il sofferente sia sempre in grado di ragionare correttamente e attuale, nel senso che l'interessato può revocarlo in qualsiasi momento. La triade sostiene il concetto che il malato mentale ha coscienza sempre e comunque della propria malattia, cosa a nostro avviso non vera.
Cosa fanno gli operatori
Gli operatori attendono invano che il sofferente si rechi autonomamente al CMS, chiedendo di essere curato, in ossequio e secondo i rigidi dettami della legge 180. In realtà se i familiari non insistono per sottoporre alle cure la persona, “spingendo” per ottenere il consenso, gran parte dei disturbati più gravi scomparirebbero dalle statistiche dei DSM.
Gli operatori in ottemperanza alla legge 180 effettuano vari tentativi di coinvolgimento del sofferente. Ricordiamo che nel caso della temuta schizofrenia, patologia complessa, le psicoterapie non servono a nulla, i farmaci possono attenuare o far scomparire i sintomi deliranti, ma spesso persistono condizioni di malessere psichico che impediscono alla persona di aderire alle cure. Tra questi un tipo di pensiero molto rigido con convinzioni che non possono essere facilmente sradicate.
Capita, allora, che dopo un periodo di tentativi gli operatori cedono il passo e si accontentano di somministrare solo la terapia farmacologica. lasciando a domicilio la persona a carico dei genitori. Varcata la soglia del CSM a loro del resto non importa più nulla, cosicché gli eccessi di vario genere, le spese derivanti dal fatto che la persona si mette nei guai, la situazione invivibile in famiglia non sono fatti loro.
I famigliari e il consenso
La sete di normalità nelle famiglie è incredibile. All'inizio non credono nella malattia, incrociano le dita, pregano e sperano tutto si risolva, che tutto passi in breve. “Sarà un problema momentaneo” - dicono - e le loro illusioni si fondano anche sul fatto che la malattia mentale non va raccontata, i medici non la confidano, la diagnosi non va fatta, loro non ne vogliono sentire parlare.
Anch'essi sono stati istruiti ad attendere il consenso e aver fiducia negli operatori. Alcune patologie sono subdole e cicliche, aprono a false speranze e così si perde inutilmente del tempo, in attesa di un consenso che non arriva mai.
Noi familiari senior lo sappiamo benissimo. Trascorrono anni e anni di paziente attesa di un consenso mai concesso. Questo è un altro grave problema legato alla legge 180. Intanto le famiglie pagano psicologicamente e monetariamente le mancate cure. La disillusione spesso arriva troppo tardi.
Commento
A nostro avviso, dopo una serie di fallimenti, il consenso di sottoporsi alle cure dovrebbe essere forzato nell'interesse del paziente che può cronicizzare se non peggiorare a tal punto di diventare aggressivo o pericoloso. Attenzione: non è il caso di tutti i sofferenti, bensì di una certa parte,
La legge 180 attraverso l'introduzione del consenso non fa alcuna differenza tra paziente che può fornirlo liberamente e quello che lo rifiuta categoricamente. Mette ingiustamente tutte le persone sullo stesso piano.
Ci si chiede spesso come fare; ci sono alcune tecniche che prevedono ad es. la gestioni degli aspetti monetari (es. denaro della pensione) da parte del CSM oppure delle sigarette del sofferente (gli schizofrenici fumano fino a 4 pacchetti al giorno) al fine di costringere la persona perlomeno a “farsi vedere” al Centro e assumere la terapia.
La legge 180 non prevede nuovi trattamenti per evitare la cronicizzazione, attraverso un minimo obbligo di cura extraospedaliera.Chi sostiene questo viene tacciato di mancomialismo. Nonc'è da stupirsi per fatti di cronaca che vedono attori, purtroppo, persone che sono “fuori di sé”.
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