"La responsabilità professionale dello psichiatra" - di U. Fornari e S. Jourdan
Introduzione di salutementale.org
L'opinione pubblica a fronte di gravi atti con protagonisti malati mentali, si chiede come mai questi reati non sono stati impediti anzitempo e, dopo la martellante propaganda di 50 anni, conclude che i finanziamenti sono insufficienti. Questo è vero perché maggiori risorse permettono di assistere meglio il sofferente mentale in ambito comunitario.
Ma a nostro avviso ci sono numerose lacune legislative che saranno oggetto di futuri post (con tag “Sentenze”), che saranno esposte nel linguaggio più semplice. Queste lacune essenzialmente permettono agli operatori di non intervenire in assenza di responsabilità provabili, con i risultati che poi tutti noi abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.
Questo testo è interessante perché i giuristi espongono,anzi, hanno avuto il coraggio di esporre finalmente e con chiarezza anche la situazione americana e britannica in tema di dovere di avvertire e proteggere, concetti che da noi sono inesistenti, grazie alla applicazione della legge Basaglia.
Questi ed altri Stati occidentali, a differenza della situazione italiana, hanno cercato negli ultimi 50 anni di promulgare leggi sempre più aggiornate e al passo con i tempi, nella ricerca trovare un equilibrio da assicurare i diritti ai pazienti ma anche di proteggere la collettività dai problemi evidenti di sicurezza che alcuni di esse evitabilmente provocano.
Leggi e disposizioni che tutt'oggi in Italia non esistono, ed in questo senso è sbagliato sostenere a legge Basaglia non è stata applicata. La legge invece è stata applicata ignorando per molti anni tragedie e drammi delle famiglie.
E' sufficiente mettere a confronto le tesi formulate in questo testo con il suo omonimo , pubblicato negli anni ‘80, ovvero “La responsabilità professionale dello psichiatra”, ed. Piccin -Padova, per rendersi conto che i giuristi ed autori di quest’ultimo in pratica per anni hanno sostenuto tesi da noi non accettate che declinano le responsabilità degli operatori, in nome del consenso, libertà terapeutica, abolizione della pericolosità sociale e molto altro.
La Premessa al testo
Nove anni dopo la pubblicazione di “La responsabilità del medico in psichiatria”, viene dato alle stampe un nuovo e aggiornato intervento su questo importantissimo tema, innovato anche nel titolo.
Nel ribadire i concetti deontologici fondamentali e irrinunciabili che danno un senso all'operare del clinico, il volume espone anche la situazione americana e britannica in tema di dovere di avvertire e proteggere, illustra la nuova normativa per la tutela della riservatezza dei dati personali in psichiatria e affronta il delicatissimo e complesso tema del passaggio dalla responsabilità professionale soggettiva alla responsabilità della struttura.
Il problema della responsabilità, infatti, non può più essere circoscritto al singolo operatore, ma deve articolarsi con quello della responsabilità di tipo organizzati-
vo, che va al di la di quella strettamente sanitaria per coinvolgere l'intera organizzazione socio-assistenziale.
Nell'operatività psichiatrica di equipe, si assiste sempre più spesso a casi in cui l'assommarsi di lievi o lievissime mancanze individuali da luogo a un evento dannoso, creando una grave responsabilità collettiva; ovvero, laddove prevalgano le inadeguatezze strutturali, a casi in cui e evidente la sussistenza di un diritto risarcitorio
da parte del danneggiato, anche se non e possibile distinguere vere e proprie responsabilità individuali.
In questa nuova e più ampia prospettiva, il volume risponde all'esigenza manifestata da più ambiti di un aggiornamento e di una revisione dei precedenti contenuti, confermandosi uno strumento indispensabile per tutti gli operatori del settore.
Gli autori
Ugo Fornari, specialista in Neuropsichiatria e in Medicina legale, è professore ordinario di Psicopatologia forense presso l'Università di Torino.
Dirige l'U.O. di Psichiatria forense e di Criminologia clinica e il Centro di Psicologia giudiziaria.
Stefano Jourdan, specialista in Medicina legale, Neurologia e Psichiatria forense, e direttore di Medicina legale, ASL 1, Torino.
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