Il dualismo della opinione pubblica: voglia di manicomio e indignazione per gli abusi ai pazienti
Ai tempi del manicomio
Ci riferiamo a un filmato della youTube Come matti da legare/il caso di Antonia Bernardini del canale Favole nere storie criminali che, documenti alla mano, descrive e riprende il caso degli abusi subìti da Antonia Bernardin nel periodo manicomiale immediatamente precedente alla promulgazione della legge 180.
Un caso che negli anni ‘70 ha dato il via alle denunce verso gli operatori e scatenato l’indignazione della opinione pubblica, accendendo i riflettori su quella realtà manicomiale fatta vergognosi abusi, reclusione, abbandono, coercizione e negazione pressoché totale di qualsiasi diritto.
Legge 180
Questi e altri fatti, uniti alla sempre più pressante voce dell'antipsichiatria hanno contribuito alla approvazione della legge 180 che, ricordiamo, non prevedeva l'avvio di qualsiasi struttura come si dice “alternativa al manicomio”. Anzi, secondo l'ideologia del tempo, non era necessaria alcuna nuova struttura e chiedere la realizzazione di una comunità protetta, dove accogliere seppur temporaneamente i pazienti più difficili, suonava come una parola impronunciabile che porta al ritorno del manicomio.
Perchè, ricordiamolo ancora una volta, i sofferenti mentali, equiparati a qualsiasi cittadino, non necessitano di protezione, se non in casi eccezionali (così recita la legge) tramite un TSO e un accoglimento di qualche giorno presso una struttura chiusa.
Approfondisci: consenso, libertà terapeutica, tso
Un commento interessante
Scrive una lettrice, commentando il fatto in YouTube:
Ad oggi siamo passati all' estremo opposto: si lasciano libere persone potenzialmente pericolose per sé e per gli altri, mentre all' epoca tutti (comprese persone semplicemente depresse oppure scomode per la famiglia e la società) subivano vere e proprie torture. Antonin Artaud docet.
il commento dice tutto.
La"via di mezzo"
Nella mente dei cittadini persiste un pensiero: che tra il manicomio e la situazione attuale ci sia una cosiddetta “via dimezzo” e che questa via non sia stata percorsa a causa della mancanza di finanziamenti e di applicazione della legge 180.
Con maggiori risorse è possibile ampliare l'offerta terapeutica e trarre dei benefici per i sofferenti, ma ci sono alcuni punti da chiarire. Le strutture “via di mezzo” non esistono e non sono mai state pensate o progettate, costituirebbero, secondo gli ideologi, la riapertura dei manicomi.
Il punto è che una parte di pazienti calcoliamo un terzo tra 250.000 schizofrenici (per conteggiare solo questa patologia e non altre), almeno 80.000 persone, si sottraggono alle cure né rispondono ai trattamenti psicofarmacologici: diventano facilmente aggressivi e potenzialmente pericolosi.
Ai nostri tempi
A fronte di questi abbandoni e dei nuovi “manicomi-famiglia” ampiamente negati d'esistere, dove quotidianamente si consumano ancora drammi e tragedie inascoltate, quando un sofferente mentale dà in escandescenze, commette crimini, si aggira nudo per la città, scatta la rabbia e si scatena l'indignazione dei cittadini che chiedono a gran voce la riapertura di strutture di protezione. Strutture che non sono mai state previste dalla legge 180, sia ben chiaro.
Conclusione
La conclusione è che queste strutture non saranno mai inaugurate, la prevenzione non esiste in questo senso e a fatti avvenuti il malato viene rinchiuso per anni in una REMS quando, se seguito come si deve (vedi sotto “Legge Kendra”) in buona parte tutto questo può essere evitato.
Con la legge 180 sono stati assegnati tutti i diritti e discutere di sicurezza della comunità è fuori luogo, (non esiste il problema perché il sofferente mentale dal 1978, qualsiasi siano le sue condizioni, non è pericoloso) mentre altre legislazioni occidentali sono più severe e da una parte tutelano la sicurezza e dall'altra i diritti dei sofferenti mentali.
E' necessario introdurre una normativa specifica e correzione della legge 180 per far sì che i sofferenti più aggressivi possano essere curati e seguiti sotto stretta sorveglianza, in ambito comunitario e non certamente nei vecchi, affollati e dimenticati manicomi.
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