Reggio Emilia: un tentato omicidio e due aggrediti da un sofferente mentale
Salute mentale e sicurezza: non possiamo più ignorare nè tollerare il problema, che non è limitato alle sole famiglie e che riguarda la cittadinanza, esposta quasi quotidianamente a persone che si sottraggono ai trattamenti fino a diventare pericolose, oppure non obbligate a seguire percorsi di cura per prevenire questi fatti.
L’aggressione avvenuta a Reggio Emilia, dove un 26enne avrebbe colpito una donna con un cacciavite per poi investire due persone accorse in suo aiuto, riporta drammaticamente al centro una questione che non può essere confinata alla dimensione privata.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riferito da Reggionline, il giovane aveva recentemente iniziato un percorso presso il Centro di salute mentale, era già tossicodipendente e quindi il mix esplosivo mentale+tossicodipendenza notoriamente identifica una patologia complicata e propensa alla pericolosità sociale.
Ma dopo il primo colloquio non si era presentato al secondo. Sono ora in corso gli accertamenti sulle sue condizioni psicologiche e sulle cause del gesto.
Al di là delle responsabilità individuali, che dovranno essere accertate dalla magistratura, emerge una domanda che riguarda tutti: che cosa accade quando una persona fragile interrompe il proprio percorso di cura e contemporaneamente presenta comportamenti potenzialmente pericolosi?
Per troppo tempo la gestione della malattia mentale è stata considerata soprattutto un problema della famiglia. Oggi, in presenza di episodi di aggressività grave, è evidente che la questione sta assumendo una preoccupante e diversa dimensione: quella della sicurezza sociale.
Questo non significa criminalizzare chi soffre di disturbi psichici. La stragrande maggioranza delle persone con problemi di salute mentale non è violenta. Significa, piuttosto, riconoscere che nei casi in cui emergano segnali concreti di rischio servono presa in carico effettiva, continuità terapeutica, controllo delle situazioni di particolare vulnerabilità e una collaborazione molto più stretta tra servizi sanitari, famiglie e istituzioni.
Non basta che una persona sia formalmente inserita in un percorso di cura: occorre capire se quel percorso viene effettivamente seguito e cosa fare quando viene interrotto. E, nel caso di sofferenti dalla diagnosi complicata o già tossicodipendenti, attivare delle tipologie di cura innovative, nonché obbligatorie, a carattere extraospedaliero.
La tragedia sfiorata al distributore di Reggio Emilia dovrebbe quindi essere l'occasione per una riflessione seria, senza pregiudizi e senza facili generalizzazioni: curare chi sta male e proteggere la collettività non sono obiettivi contrapposti. Sono due responsabilità che devono procedere insieme.
A poco vale ascoltare il solito ritornello: stupore delle autorità e dei cittadini, richiamo alla imprevedibilità. Il sindaco di Reggio: “Costernazione e rabbia, episodio inaccettabile” … quali invece i provvedimenti da prendere o le proposte da formulare?
Servono nuove norme e percorsi di cura nei confronti di chi commette queste aggressioni, per prevenire nuovi fatti a danno dei cittadini. Chi sarà il prossimo? Ce lo siamo chiesti già da tempo: la domanda purtroppo si ripete e i fatti anche…
vedi: consenso, pericolosità sociale, legge basaglia, aggressività
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