Aggressività e pericolosità del malato mentale in famiglia e nei servizi: un dato ancora sommerso
Quasi ogni giorno la cronaca riporta aggressioni a carico degli operatori dei servizi di salute mentale, più di frequente negli SPDC. I familiari non fanno statistica, hanno maggiori difficoltà a denunciare e spesso non lo fanno.
Cosa si intende per aggressione?
In un servizio psichiatrico, “aggressione” non significa solo botte. Il termine è usato in senso tecnico e copre tutti i comportamenti violenti verso il personale sanitario.
Le 4 tipologie riconosciute dalle linee guida INAIL e dal Ministero della Salute sono (1) :
- Verbali: insulti, minacce, linguaggio offensivo o discriminatorio. Es: paziente che urla “ti ammazzo” a un infermiere.F
- Fisiche: spintoni, calci, pugni, morsi, strattonamenti, lancio di oggetti, uso di oggetti contundenti. Es: sputi, come nel caso di Teramo.
- Psicologiche: molestie, intimidazioni, atteggiamenti persecutori, stalking verso operatori.
- Digitali: diffamazioni o minacce via social, chat, email dirette al personale.
Quante aggressioni accadono in Sanità nel corso di un anno?
Tra 2019-2023 gli episodi denunciati in sanità sono +35%. Si calcolano circa 18.500 aggressioni, ma è solo la punta. C'e' chi stima anche il doppio se non 60.000 aggressioni. Va detto che in un SPDC o CSM una aggressione verbale o psicologica, salvo probabilmente un fatto più grave come una fisica, probabilmente viene ignorata dagli operatori e non denunciata. Infatti il servizio nella quale si verifica potrebbe anche essere considerato dagli esterni come inefficiente e non capace di trattare adeguatamente i pazienti.
Perché gli operatori denunciano
I reparti di psichiatria e i pronto soccorso sono tra le aree con più denunce. Le cause scatenanti più comuni sono: stato emotivo alterato dell’utenza, dolore, ansia, dipendenze, disturbi psichici, tempi di attesa e carenze di organico. Quindi quando leggi “aggressione in psichiatria” può andare dall’insulto allo sputo fino al colpo con oggetti. Nei report ufficiali conta tutto ciò che mette a rischio l’incolumità fisica o psicologica dell’operatore (1).
Secondo alcuni autori l'aggressione in reparti psichiatrici è più frequente causa il rischio derivante dall'esposizione ovvero si può stimare che ogni operatore nel corso di un anno è a contatto con molti, differenti pazienti. Un infermiere di SPDC in un turno vede 15-20 pazienti acuti. Una famiglia convive con un solo paziente. Statisticamente l’operatore ha più probabilità di incrociare la crisi. Infermieri, personale 118 e reparti psichiatrici sono le categorie a rischio più alto proprio per il contatto diretto (2).
Le difficoltà del vivere quotidiano: paura e continua tensione in famiglia
Diverse patologie psichiatriche sono connotate da sintomi tra i quali: manipolazione, assenza di affettività, appiattimento emotivo, depersonalizzazione, isolamento, rabbia, sospetti continui, mancanza di rispetto (di orari, consuetudini, ecc,) e in alcune persone concomitante uso di sostanze.
Il clima che si vive è di paura e continua tensione psichica, timore che accada qualcosa da un momento all'altro, difficoltà di relazione: è sufficiente dire una parola in più o in meno e la lite può scoppiare con estrema facilità. Si ha la sensazione netta di aver a che fare con una persona estranea, spesso “spietata” nei comportamenti che, rispetto al passato, si stenta a riconoscere.
L'aggressività in questi casi è all'ordine del giorno.
Denunciare o no?
In famiglia il sommerso è stimato ancora più alto perché per denunciare la violenza psicologica domestica i familiari hanno grandi difficoltà rispetto le strutture sanitarie: servono messaggi, registrazioni, certificati medici: la barriera è ben più alta. In ospedale basta un referto del PS (3).
Far arrestare un figlio, un marito, rischia di far perdere la casa o affetti.
Un altro grave motivo che induce i familiari a non denunciare è la paura indotta dal sofferente. La denuncia non servirebbe a molto e in assenza di strutture idonee, il malato sarebbe facilmente rispedito a domicilio, vendicandosi nuovamente con comportamenti aggressivi, correndo il rischio di peggiorare la situazione.
In molte famiglie si può affermare che le violenze verbali e psicologiche sono all'ordine del giorno. Ma nessuno ne parla, è una vergogna, queste famiglie non hanno il diritto a condurre una vita normale come tutti i cittadini.
Nell'immaginario comune il malato mentale, che spesso si presenta anche falsamente docile all'esterno della famiglia, viene spesso presentato come la vittima del famiglia secondo le folli teorie sulla famiglia schizofrenogenica.
Familiari Fantasmi
Il cerchio si chiude con una statistica sempre insufficiente perché i familiari non denunciano. Prossimamente alcuni dati (globali) ISTAT circa la violenza tra le mura domestiche.
Rassegnati e resilienti i familiari vivono come possono, all'ordine del giorno, spesso sperando in un domani migliore e illusorio che non c'è.
Un esempio tra i meno peggio: il padre di un sofferente borderline lamentandosi che il figlio da anni non si sottopone alle cure, è stato invitato a scrivere alcune righe per far presente la sua storia. Ha rifiutato di farlo, pur in anonimato e con la promessa di modificare il luogo a cui si riferisce, i nomi, l'ASL e così via. Lo ha fatto perché il figlio, aggressivo, controlla internet e i social e poteva identificarsi con la storia pubblicata. Ed infine, diventare aggressivo e anche picchiarlo.
Il confine tra l'aggressività e la pericolosità è labile e basta poco a superarlo.
Che vita è questa?
I familiari non reagiscono e non denunciano. E non scrivono alla stampa, ai giornali, ai siti. La gente non sa cosa succede perché non fanno emergere tutto questo.
Così le cose non cambieranno mai ma a un certo punto ci sentiamo di dire: “ognun muoia del suo male”.
In sintesi: nei servizi psichiatrici le aggressioni sono “numerose” perché si misurano, si segnalano e avvengono in contesti ad alta intensità clinica. In famiglia ci sono eccome, ma restano nascoste finché la vittima non trova la forza di denunciare. La differenza vera è nel sommerso, non nell’assenza di denuncia.
vedi: pericolosità, famiglia schizofrenogenica, legge 180
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