Protocollo di Oviedo, parte III: Il diritto di dire no e il diritto di non essere abbandonati. Le famiglie dimenticate, per loro solo doveri
L'Europa avanza verso il superamento dei trattamenti involontari. Ma mentre giustamente rafforza il diritto del paziente a rifiutare le cure, dimentica una domanda decisiva: chi può chiedere aiuto quando una persona sta precipitando e non chiede più aiuto a nessuno?
C'è una parola che rischia di diventare pericolosamente comoda nel nuovo dibattito europeo sulla salute mentale: autonomia.
Una parola necessaria, fondamentale, irrinunciabile. Dopo decenni di abusi, internamenti, trattamenti imposti e pratiche coercitive, nessuno può seriamente mettere in discussione la necessità di riconoscere alle persone il diritto di decidere sulla propria vita e sulla propria salute.
Ed è giusto che la Raccomandazione CM/Rec(2026)8 del Consiglio d'Europa rafforzi i diritti delle persone che ricevono assistenza per la salute mentale, valorizzando il consenso, la volontà e le preferenze individuali. È giusto riconoscere il diritto di dire no.
Ma c'è una domanda che questa nuova architettura dei diritti sembra lasciare drammaticamente senza risposta:
Chi ha il diritto di dire: “Questa persona sta precipitando. Intervenite prima che sia troppo tardi”?
Il grande assente: chi resta fuori dalla porta
Mentre il paziente vede giustamente rafforzato il proprio diritto a opporsi a un trattamento, i familiari rischiano di rimanere senza un diritto corrispondente: il diritto di chiedere formalmente che una situazione grave venga presa in carico.
Non il diritto di imporre una cura o il diritto di decidere al posto di un'altra persona, ma almeno dovrebbero godere del diritto di ottenere un risposta, una valutazione, una visita, un contatto o un intervento territoriale. E nei casi più gravi e di potenziale pericolo, la presa in carico dei servizi al di fuori del contesto familiare.
Perché troppo spesso, dietro la parola autonomia, si nasconde una realtà molto meno nobile: l'abbandono.
Una madre vede il figlio isolarsi, smettere di dormire, interrompere ogni relazione, perdere progressivamente il contatto con la vita quotidiana. Un padre assiste impotente al deterioramento di una figlia adulta. Un coniuge vede la persona che ama chiudersi in una spirale dalla quale non riesce più a uscire. Loro chiamano, segnalano e chiedono aiuto. In risposta si sentono dire, implicitamente o esplicitamente: non possiamo fare nulla finché quella persona non vuole essere aiutata.
Ma che cosa significa esattamente? Significa che la società interviene soltanto quando la persona riesce ancora a chiedere aiuto? E quando non ci riesce più? Spesso in questi casi attendiamo, accade il peggio: matricidi, suicidi, crimini e reati che potevano essere evitati.
Il paradosso: libertà fino alla catastrofe
Il sistema rischia di costruire un paradosso inquietante. Da una parte, si rafforza il diritto della persona a opporsi al trattamento.
Dall'altra, non si costruisce con la stessa forza un diritto dei familiari, dei vicini e dei cittadini a chiedere un intervento quando osservano un deterioramento grave. Il risultato può essere un vuoto.
Un vuoto nel quale nessuno può imporre una cura — e questo può essere giusto — ma nel quale, troppo spesso, nessuno è neppure obbligato a cercare di aiutare.
Ed è qui che il dibattito diventa ipocrita. Perché non si può abolire la coercizione semplicemente togliendo dal sistema la possibilità di intervenire. La coercizione deve essere sostituita, con servizi più presenti, obbligati ad agire e che devono a loro volta assumersi le loro responsabilità.
Altrimenti non abbiamo costruito un sistema più umano. Abbiamo semplicemente costruito un sistema che interviene meno.
Il Protocollo di Oviedo: abolire, ma per mettere cosa al suo posto?
Alcune importanti organizzazioni chiedono l'abbandono definitivo del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, sostenendo che esso rischierebbe di mantenere e legittimare il trattamento e il ricovero involontario in psichiatria.
La critica è seria. La storia della psichiatria impone di prendere sul serio ogni rischio di abuso della coercizione, ma abolire non è una politica. Abolire è soltanto l'inizio di una politica.
La domanda decisiva viene dopo:
che cosa mettiamo al posto di ciò che vogliamo abolire?
Se togliamo la possibilità di un intervento involontario, dobbiamo contemporaneamente costruire una rete capace di raggiungere le persone prima dell'emergenza. Altrimenti la scelta reale non sarà tra coercizione e cura volontaria; sarà tra coercizione e niente.
E il “niente” non è rispetto dei diritti, può essere abbandono.
La Raccomandazione CM/Rec(2026)8 protegge il rifiuto. Ma chi protegge chi chiede aiuto?
È questo il punto che merita una discussione molto più franca. La Raccomandazione CM/Rec(2026)8 attribuisce giustamente importanza alla volontà della persona.
Ma il sistema dei diritti non può essere costruito come se ogni individuo esistesse da solo, isolato dal resto del mondo. Le crisi non colpiscono soltanto chi le vive e in prima battuta e quasi sempre sono vissute dalle famiglie e dalle comunità.
Talvolta i vicini sono gli unici a vedere ciò che sta accadendo. Eppure queste persone rischiano di non avere alcuna posizione effettivamente riconosciuta. Per quanto possono preoccuparsi, soffrire, assistere, sono queste persone che ne raccolgono le dirette e drammatiche conseguenze.
Non possono ottenere che il sistema pubblico si attivi e questa è la grande contraddizione.
Il paziente ha il diritto di dire “non voglio quel trattamento”. Ma chi ha il diritto di dire “non lasciatelo solo”?
L'autonomia non è essere lasciati soli
C'è un equivoco che deve essere smontato: l'autonomia non significa che una persona debba essere lasciata sola e che i servizi ottengano una alibi o giustificazione per ritirarsi. Paradossalmente in sistema così rifiuta alla fine di occuparsi dei casi più problematici.
L'autonomia non significa che, di fronte a una persona che rifiuta ogni contatto, la risposta più rispettosa sia voltarsi dall'altra parte. Una società che crede veramente nell'autonomia dovrebbe investire enormemente nella capacità di aiutare le persone senza aspettare di poterle costringere.
Aspettare che una persona arrivi al punto di diventare pericolosa per sé o per gli altri non è una forma superiore di rispetto. Può essere semplicemente il fallimento di tutto ciò che sarebbe dovuto accadere prima.
Il diritto che manca
Forse la vera lacuna della nuova stagione europea dei diritti è questa:
manca il diritto di chiedere che una persona non venga dimenticata.
Un familiare dovrebbe poter segnalare formalmente una situazione di grave deterioramento e ottenere una risposta o un intervento.
Un cittadino dovrebbe poter comunicare una situazione preoccupante senza essere costretto ad attendere che si trasformi in un fatto di cronaca.
I servizi dovrebbero avere il dovere di valutare, verificare, cercare il contatto, spiegare le ragioni di un eventuale mancato intervento.
Esistono momenti in cui una persona non chiede aiuto proprio quando avrebbe più bisogno che qualcuno provasse ad aiutarla.
Una falsa alternativa
La vera alternativa non è: coercizione o libertà. Questa è una falsa alternativa.
La vera alternativa dovrebbe essere: coercizione o responsabilità.
Una responsabilità pubblica che non aspetti la catastrofe, non consegni tutto il peso alle famiglie e che non dica ai cittadini: “Non possiamo fare nulla”, salvo poi intervenire quando la situazione è ormai esplosa.
Se l'Europa vuole davvero superare il trattamento involontario, deve avere il coraggio di costruire qualcosa di molto più difficile.
Bisogna garantire che nessuno, pazienti, famiglie, cittadini, sarà abbandonato.
Non solo diritti ma anche doveri
Ma anche i familiari, i cittadini e la comunità devono avere il diritto di dire:
“Questa persona sta precipitando. Non lasciatela sola.”
E qualcuno, in uno Stato che si definisce civile, dovrebbe avere il dovere di rispondere, di darsi da fare, di tutelare chi non ce la fa e le loro famiglie, che tristemente e dopo molti anni che si parla di psichiatria comunitaria, non godono di alcun diritto.
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