Non chiamiamoli matti: le considerazioni di sospsiche.it recepite dall'Istituto Superiore di Sanità
Sospsiche.it c'era arrivata prima. Quando chiedeva di smettere di chiamare “matti” le persone con problemi di salute mentale e di restituire loro, prima di tutto, la dignità di persone, poneva già una questione che oggi le istituzioni riconoscono come centrale: le parole non sono neutre e il modo in cui nominiamo la sofferenza mentale contribuisce a costruire stigma oppure inclusione.
A distanza di tempo, si può sostenere che quella richiesta avanzata da SospSicHe sia stata, almeno in parte, recepita nel più ampio dibattito istituzionale sulla comunicazione della salute mentale.
Le più recenti indicazioni sulla comunicazione in questo ambito vanno infatti nella direzione di un linguaggio maggiormente rispettoso della persona: tra gli obiettivi indicati vi è quello di evitare espressioni potenzialmente stigmatizzanti come «matto» o «folle» e, soprattutto, di non identificare la persona con la sua condizione di salute mentale.
Alla luce di questo orientamento, si può ritenere opportuno interrogarsi anche sulla scelta dei nomi di alcune iniziative pubbliche dedicate alla salute mentale, come il «MAT» di Modena o i tornei denominati «Matti per il calcio». Si tratta di iniziative che possono avere finalità positive e meritorie e che affrontano temi importanti con sensibilità e partecipazione; proprio per questo, però, è legittimo chiedersi se le denominazioni utilizzate siano oggi pienamente coerenti con l'evoluzione del linguaggio sulla salute mentale.
Per SOSPsiche si tratta, dunque, di una piccola ma significativa conferma di una posizione sostenuta negli anni. La richiesta non riguardava semplicemente la sostituzione di una parola con un'altra, ma un cambiamento più profondo nel modo di guardare e parlare delle persone: prima di tutto persone, e non «matti», «folli» o identificabili con la propria diagnosi.
Oggi questo principio trova riscontro nelle raccomandazioni e negli orientamenti istituzionali sulla comunicazione della salute mentale. Ciò non significa sostenere che l'ISS abbia semplicemente ripreso le posizioni di SOSPsiche, né che le due impostazioni coincidano necessariamente in ogni loro aspetto. Significa, più prudentemente, che una questione sollevata e sostenuta da SOSPsiche negli anni precedenti si colloca oggi all'interno di un più ampio orientamento istituzionale volto a contrastare lo stigma e a promuovere un linguaggio rispettoso della persona.
In questo senso, si può parlare di una piccola, ma significativa, vittoria culturale: l'idea che le persone con problemi di salute mentale non debbano essere definite attraverso espressioni stigmatizzanti non è più soltanto una posizione sostenuta da SOSPsiche, ma costituisce oggi parte di un più ampio principio di comunicazione rispettosa della persona.
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