Cremona: 21enne uccide la madre, l'ipotesi di un "improvviso disagio psichico" - ora ricoverato in psichiatria
Il delitto forse si dovrebbe chiamare matridicio per mano di una persona disturbata e non poco. Nonostante sia morta una donna, una madre, non viene nemmeno considerato “femminicidio”, che nella interpretazione comune (!) sottende un delitto commesso da un amante, ex marito et altri. Comunque sia…
… al momento non esiste un movente chiaro o identificato per l'omicidio di Meleqe Lusha.
Gli accertamenti degli inquirenti e le testimonianze mettono in luce una situazione complessa, dominata dal mistero:, dove Eduart Xhani ha confessato l'atto, ma non è stato in grado di fornire alcuna motivazione logica o spiegazione agli inquirenti, apparendo in uno stato di forte shock e profonda confusione; successivamente ricoverato in psichiatria. Con la motivazione che potrebbe essere soggetto a gravi atti autolesivi.
Ma alcuni giornalisti, inesperti ed evidentemente a digiuno di qualsiasi conoscenza, ma pronti ad usare la penna a sproposito, hanno formulato l'ipotesi di un «improvviso disagio psichico».
Saranno necessari i prossimi passaggi giudiziari e una probabile perizia psichiatrica per capire se il 21enne fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto.
L'uso dell'espressione «improvviso disagio psichico», utilizzata nel racconto di un fatto di cronaca così drammatico come il matricidio di Cremona, è quantomeno problematica.
Il disagio psichico non è una diagnosi ed è molto generico; può indicare sofferenza emotiva, difficoltà relazionali, stati ansiosi, depressione, condizioni psicopatologiche anche molto diverse tra loro.
Ma che sia improvviso non è una spiegazione. Definire un disagio «improvviso» rischia di suggerire che una persona, apparentemente normale fino a un momento prima, sia stata improvvisamente travolta da una condizione psichica che l'ha portata a commettere un omicidio.
Ma questa è solita ricostruzione giornalistica connotata da considerazioni inappropriate, non una spiegazione scientifica.
Un comportamento violento può avere una pluralità di fattori: individuali, familiari, ambientali, relazionali e, in alcuni casi, psicopatologici. Non è corretto attribuirlo a un generico disagio senza elementi clinici e investigativi.
Disagio psichico e pericolosità non sono sinonimi; questo è probabilmente il punto più importante. L'uso di questo termine al posto del famoso e molto utilizzato “raptus improvviso”, rischia di identificare qualsiasi disagiato (anche per problemi non mentali) come potenziale assassino e di alimentare stigma, paura e discriminazione. Come dire che alcune statistiche parlano di milioni di disagiati psichici: c'è allora da aver realmente paura di qualsiasi persona ci sta attorno.
Anche l'Ordine dei Giornalisti, insieme ad altri soggetti istituzionali, ha pubblicato indicazioni specifiche per evitare proprio questi errori comunicativi. Il vademecum invita a non associare automaticamente disturbo mentale e violenza e a non formulare diagnosi sulla base di impressioni o comportamenti.
Per concludere, ci sono casi (forse come questo) probabilmente imprevedibili perché Eduart Xhani a quanto pare non era seguito da alcun servizio psichiatrico nè (sembra) avesse dato segni di squilibrio.
Si distingue tra le proposte delle Associazioni di familiari la DiaPsi Piemonte che nel sito sospsiche.it da mesi ha pubblicato il MANIFESTO PER LA SALUTE MENTALE nel quale, tra le proposte figura lo svolgimento di test psicologici in tutte le scuole alla età di 12 e 17 anni così da individuare precocemente le persone problematiche prima che il loro disagio si trasformi in cronicità. Per le restanti associazioni di familiari, che si battono così tenacemente (!) contro lo stigma, non abbiamo alcuna notizia circa la una presa di posizione su queste abnormità nell'uso dei termini.
Si nota da molto tempo a questa parte, che la cronaca è affollata da persone affette da grave disturbo psichiatrico non accolte in strutture adeguate e sfuggite di loro volontà alle cure, con Centri che non si assumono le dovute responsabilità in tema di cura e trattamento continuativo.
Per saperne di più collegati a Facebook: Associazione “Mai più soli”
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