Aggressioni nei Centri di Salute Mentale, la colpa non è mai dei sanitari
Da mesi e mesi si assiste al solito copione: dopo l'aggressione di un paziente, che se è in crisi dovrebbe essere un fatto quasi "normale", c'è la solidarietà della Direzione Sanitaria e politici, a sostegno dei sanitari e promesse per blindare il servizio.
In un'intervista concessa alle pagine del Corriere Fiorentino, il dottor Giuliano Casu, già direttore della Salute mentale dell’Asl Toscana Centro, analizza le cause del crescente disagio e le carenze organizzative che mettono a rischio gli operatori in prima linea.
In sintesi, l'articolo sostiene che il crescente disagio mentale e le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari siano il risultato di una combinazione di fattori sociali e organizzativi, e non semplicemente della presenza di pazienti psichiatrici.
Secondo il dottor Giuliano Casu, ex direttore della Salute mentale dell'Asl Toscana Centro, i principali problemi sono attribuitibi a numerosi fattori tra i quali l'abuso di sostanze disinibenti, l'isolamento sociale, le lunghe liste di attesa, la scarsa sicurezza nei servizi territoriali e la carenza di personale e di formazione specifica.
Casu auspica quindi maggiori investimenti nella salute mentale, nelle strutture intermedie e nei centri diurni, ricordando il modello toscano che in passato era considerato un punto di riferimento.
In sostanza, però, l'articolo concentra l'attenzione soprattutto sui fattori che rendono i pazienti più fragili o aggressivi e sulle carenze del sistema. noi ci domandiamo: statisticamente è sempre colpa del paziente mentale o ci possono essere anche responsabilità da parte del personale?
La colpa non è mai dei Sanitari?
La domanda potrebbe essere riformulata in questo modo:
"Perché nell'analisi delle aggressioni in ambito psichiatrico vengono sistematicamente esaminati i fattori individuali, sociali e organizzativi che possono spiegare la condotta aggressiva del paziente, mentre sembra essere molto meno frequente l'analisi della condotta degli operatori e della qualità della relazione assistenziale che ha preceduto l'episodio?"
Questa è una domanda molto più difficile da liquidare, perché non nega affatto la violenza contro i sanitari e contemporaneamente chiede che la sicurezza sia considerata in entrambe le direzioni: sicurezza dell'operatore e sicurezza del paziente - e aggiungiamo, anche delle famiglie.
E c'è persino un'ulteriore domanda, ancora più interessante: quanti episodi di aggressività vengono preceduti da un'escalation relazionale che avrebbe potuto essere prevenuta con una diversa formazione dell'operatore? Di questo non se ne parla mai.
L'articolo stesso richiama la necessità di una formazione specifica e multidisciplinare per l'emergenza. Ma se la formazione viene concepita prevalentemente come "come proteggersi dal paziente aggressivo", si rischia di perdere una componente fondamentale: "come non contribuire, anche involontariamente, all'escalation di un paziente in crisi".
L'articolo non prende praticamente in considerazione la possibilità che, in alcuni casi, l'inadeguatezza professionale, una cattiva gestione della relazione o persino comportamenti maltrattanti da parte degli operatori possano contribuire all'escalation che precede un'aggressione.
Conclusioni
Le strutture Istituzionali, come dovrebbe essere noto, sono spesso autoreferenziali e hanno la tendenza a difendere se stesse. Sarebbe corretto prendere una diversa posizione dichiarando anche che è stata aperta una indagine interna per valutare l'accaduto e le eventuali responsabilità degli operatori, ed infine chiedersi se il personale è stato formato adeguatamente.