Il paradosso: ci sono famiglie disperate che arrivano a sperare che un figlio finisca in carcere pur di toglierlo dalla strada e salvargli la vita
Una mamma disperata racconta la storia del figlio, affetto da gravi disturbi psichiatrici, mentre la burocrazia alza le mani dicendo “è maggiorenne, non possiamo obbligarlo a curarsi”, e la famiglia lasciata totalmente sola. Maledetta legge 180!
Testo da FaceBook, associazione MAI PIU' SOLI
In Italia siamo arrivati a un paradosso drammatico: ci sono famiglie disperate che arrivano a sperare che un figlio finisca in carcere pur di toglierlo dalla strada e salvargli la vita.
Ci metto la faccia per raccontarvi la f storia di Donatella e di suo figlio Giuseppe, 28 anni, affetto da gravi disturbi psichiatrici e dipendenza da crack. Una condizione di “doppia diagnosi” gestita da anni con il vuoto attorno: TSO, fughe, la burocrazia che alza le mani dicendo “è maggiorenne, non possiamo obbligarlo a curarsi”, e la famiglia lasciata totalmente sola mentre Giuseppe vaga per strada e si distrugge.
Ora Donatella sta aspettando il 3 settembre, il giorno in cui un giudice potrebbe farlo arrestare per un residuo di pena. Una madre costretta a sperare nel carcere per disperazione.
Ma il carcere non è una risposta. È solo un’illusione.
I dati dell’ultimo rapporto di Antigone parlano chiaro: quasi il 10% dei detenuti ha una diagnosi psichiatrica grave, oltre il 20% prende antipsicotici o antidepressivi e il 46% usa sedativi. Il carcere non cura: imbottisce di psicofarmaci per contenere il problema, con una media di sole 6 ore di psichiatra a settimana ogni 100 persone.
Giuseppe in carcere c’è già stato: perizie mediche dicono che è del tutto incompatibile con il regime carcerario, eppure il sistema continua a spingere le persone malate dietro le sbarre perché fuori non esistono strutture adeguate.
Il carcere non può diventare la discarica del nostro sistema sanitario e sociale
A Donatella, a Giuseppe e a migliaia di famiglie non serve una cella: servono strutture per la doppia diagnosi, servono percorsi terapeutici veri, serve prevenzione sul territorio.
Mettiamo una mano sulla coscienza. Donatella non si arrende, e noi con lei. Aiutateci a condividere questo video per chiedere alla politica e alla giustizia cure concrete, non sbarre.
VI PREGO AIUTIAMO QUESTA MADRE...
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