cap. VI - L'esordio
1985 - Purtroppo le cose non stavano in questo modo.
Ricordo che Z. ripeteva decine e decine di volte al giorno questi comportamenti. Poi all’improvviso spariva, usciva e non sapevamo dove andasse, poi rientrava e alla fine si chiudeva nella stanza da letto.
“Parlava” con se stesso e con altre persone che solo lui vedeva. Ma non era tutto qui: ogni discorso, quasi ogni frase era seguita da quelle che in termini tecnici si definiscono “risate sarcastiche”, una sorta di risata quasi diabolica e ghignosa, un ridacchiare particolare. Non è quello che noi imbecilli di “normali” pensiamo sia: “ride da matti”. Che cavolate colossali.
Tutti questi comportamenti si andavano intensificando e dopo alcuni giorni fummo colti da profonda preoccupazione e paura. Non sapevamo da cosa erano dovuti questi comportamenti, pensavamo sempre a un forte stress destinato a risolversi senza alcun intervento.
C’era sì qualche sospetto ma la tendenza era di attendere e soprassedere.
ndr: all'inizio è difficile da credersi che il proprio figlio o fratello sia un malato mentale. Alcuni genitori rifiutano l'idea addirittura per anni; è una sconfitta troppo cocente. Così spesso si perde del tempo inutile, perso anche perchè nel periodo storico di riferimento, guai a tacciare qualcuno di una patologia psichiatrica, come vederemo
Passò qualche tempo (uno-due mesi) ma le cose non miglioravano, anzi continuavano sempre con la stessa intensità. Iniziai a documentarmi e sospettai la schizofrenia, c’erano diversi elementi che “tornavano nei conti” ma non ero io certamente uno psichiatra in grado di fare una diagnosi.