Parte II - Psichiatria e volontariato: cosa si aspettano le famiglie
Va premesso che vanno messi dei confini, sebbene sfumati, tra i sofferenti di sintomi lievi (disagio, disturbo lieve) che spesso sono associati ad ansia, stati depressivi temporanei, disturbi bipolari ben curati, depressioni non importanti o impegnativi … e così via. Per questi
Cosa desiderano i famigliari
Tutti chiedono le medesime cose:
- amicizia o compagnia
- hobby o sport che tengano impegnata la persona
- in sostanza: normalità
Gli altri sofferenti di un disturbo più impegnativo e grave, sono carico delle famiglie che pregano Dio di avere un volontario al fine di accompagnamento e socializzazione.
M.Z. familiare e membro di una associazione ha scritto:
le famiglie hanno un appetito smodato di normalità. Pur avendo una persona affetta da gravi sintomi psicotici o schizofrenici, suo tempo hanno chiesto alla associazione se c'era qualcuno che potesse far da amico, accompagnare la persona, distrarla, anche trovarle un lavoretto, hobby e farla star bene
I limiti
Si osserva in questo caso che il volontario dovrebbe fare da “amico” allo schizofrenico; ovviamente si tratta di una relazione di amicizia del tutto impropria e forzata, diciamo anche fasulla che come tale potrebbe essere facilmente percepita dal sofferente. Molti pazienti hanno un qualche sesto senso della introspezione e sono molto diffidenti; riesce non poco semplice ottenere la loro fiducia.
Di contro ricordiamo che tante patologie psichiatriche invalidanti e croniche tra i sintomi presentano forti deficit affettivi se non l'assenza totale di empatia; ci si chiede allora come può un volontario essere “amico” non riconosciuto né ricambiato da questa persona.
Prosegue M.Z.
negli 90 un medico “illuminato” non si sa da quale luce se non da quella della fantapsichiatria, disse ai familiari che il loro paziente avrebbe avuto un ruolo positivo, ad esempio facendo da volontario nello spingere la carrozzina di un invalido
La reazione di alcuni di essi, sempre determinata dalla fame di normalità, fa brutti scherzi. Erano estasiati con gli occhi che brillavano dal piacere, e (diciamo noi) complimenti al medico che li illuse così bene.
Nella assistenza come volontario esistono così dei grandi limiti, riferiti,lo ripetiamo alle persone disturbate più gravi e problematiche.
Quali risultati si possono ottenere?
A nostro avviso sì, ma in maniera del tutto parziale. Infatti se una persona soffre uno disturbo più lieve, di solito questo viene curato tramite psicofarmarci e molte volte il problema resta confinato tra le mura domestiche; qualche amico o persona si da da fare e se si riesce ad instaurare un rapporto, il fai-da-te può funzionare per i sofferenti meno gravi.
Purtroppo nel tempo si assiste a un progressivo allontanamento della società e non della famiglia rispetto la società. Amici che si reputavano tali non si vedono più; solo poche persone intime possono comprendere il problema (qualche parente, zio) e qualche vero amico rimasto sul fronte.
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