Lotta allo stigma tra "libertà terapeutica", linciaggi e desiderio di sicurezza
Dalla promulgazione della legge 180 “Basaglia” medici, operatori e associazioni di familiari, partiti, istituzioni e altri si battono per la lotta contro il pregiudizio nei confronti dei malati mentali o della malattia mentale.
In primis si tratterebbe di capire cosa è la malattia mentale, termine sempre meno usato; in luogo: disagio, disturbo mentale o grave disturbo mentale, matto e folle.
Forme più o meno gravi, bisogna fare una distinzione
Le condizioni mentali che fanno soffrire le persone non coincidono solo con la schizofrenia, le psicosi, la depressione bipolare o altre gravi forme. Ci sono una gran varietà di patologie cosiddette più lievi e che potrebbero essere identificate pù con una sorta di disagio sociale o psicosociale; nevrosi, ansie, depressioni lievi o reattive, ticks ecc. per citarne alcune. Questi disturbi sono accettati più facilmente dalla società
Lotta ai pregiudizi
La lotta allo stigma è una delle azioni che è giusto intraprendere a difesa dei pazienti e per la salute mentale di tutti. Ma ci sono categorie di pazienti come gli schizofrenici o gli psicotici, per i quali si stima che una buona percentuale di essi non rispondano alle cure nemmeno a quelle farmacologiche. Molti poi si sottraggono a cure e trattamenti.
Vanno riconosciuti dei limiti:
finchè ci saranno atti violenti con protagonisti i malati mentali più gravi, che non rispondono alle cure, come è possibile sradicare i pregiudizi dalla popolazione?
a nostro parere, la mancata soluzione del problema, viceversa, implica che anche le persone sofferenti di un disturbo mentale più lieve continueranno a soffrire dei pregiudizi e saranno visti anch'essi con sospetto e tenuti a distanza. Dunque, finchè le persone mal curate o lasciate a sè in ambito comunitario, continueranno a rendersi protagonisti di eventi violenti e/o inaccettabili, in nome di un ecesso di libertà terapeutica, nulla o poco cambierà.
L'opinione pubblica esprime sentimenti contrastanti
I “normali cittadini” lontani da questi problemi, si lasciano trascinare dalle emozioni del momento e…
- di fronte ad un atto violento di un paziente (vedi cronaca recente de marzo 2026) si raggruppano per vendicarsi e linciarlo
- quando lo stesso paziente è sottoposto a tso spesso sono contrari a trattamenti coercitivi e ineggiano a chi si batte per abolirli
- in altri casi quando ci sono aggressioni strillano chiedendo “la riapertura del manicomio”
Inoltre:
- gli stessi operatori chiedono tutele maggiori in ambito ospedaliero, contro le aggressioni
- i famigliari di persone con patologie più aggressive subiscono violenze di ogni tipo, alcuni lo fanno presenteo hanno il coraggio di denunciare.
Non solo lotta allo stigma
Ci sembra che di fronte a queste considerazioni lotta allo stigma sia fallita, almeno in parte e visto il tempo trascorso (oltre 42 anni) e i risultati ottenuti del tutto parziali.
La lotta allo stigma, l'accettazione e l'inclusione saranno solo parole astratte finchè questo dilemma non sarà risolto, con maggiori finanziamenti e nuove leggi e procedure per assicurare i pazienti più gravi alle cure.