Come scrivere un perfetto articolo su un delitto commesso da un paziente psichiatrico
All'interno: un breve manuale e copione per giornalisti, per non dimenticare nulla e fare un figurone davanti a tutti i lettori.
Manuale pratico, ironico e semiserio per giornalisti di cronaca nera
Avete una notizia: un uomo, che chiameremo per comodità Alcmeone, ha ucciso la madre. Un matricidio. Una tragedia familiare, una vicenda umana e clinica probabilmente complessa, sulla quale sarebbe necessario indagare con attenzione. Che magari si sarebbe evitata.
Ma non c'è tempo per tutte queste complicazioni. Bisogna scrivere un articolo. E possibilmente farlo in fretta.
Niente paura: basta seguire questo semplice copione.
Il copione
L'apertura: stupore e sconcerto della comunità
Cominciate sempre così: «La comunità è sotto choc». È una formula universale, non richiede verifiche particolari e funziona in ogni circostanza.
Il sindaco: non ne sapeva niente
Intervistate il sindaco o fatene anche a meno. La sua dichiarazione è fondamentale: «Non avevamo mai avuto sentore di una situazione del genere». Il sindaco non deve necessariamente sapere qualcosa. Anzi, il suo non sapere è parte integrante della notizia.
Il classico: era un bravo ragazzo
Non dimenticate di raccogliere le testimonianze dei vicini. Qui il repertorio è pressoché inesauribile: «Era un bravo ragazzo», «Salutava sempre», «Non dava fastidio a nessuno», «Una persona tranquilla, non avremmo mai immaginato». Possibilmente intervistate qualcuno che lo conosceva appena, ma che è disposto a fornire un giudizio definitivo sul suo carattere.
Le opinioni positive dei vicini sono indispensabili: servono a creare il grande interrogativo giornalistico. Come può una persona considerata normale, gentile e beneducata commettere un gesto simile?
E soprattutto: da quando la buona educazione sulle scale è diventata un certificato di salute mentale?
Il grande assente: il Centro di salute mentale
A questo punto arriva il passaggio più suggestivo: «Silenzio dai servizi di salute mentale». Non importa se i servizi non possano rilasciare informazioni per ragioni di riservatezza, se non siano mai stati coinvolti o se stiano semplicemente lavorando. Il silenzio fa sempre notizia.
Mai indagare sulle responsabilità delle Istituzioni intoccabili, eventuali carenze di legge o colpe dei sanitari.
Il mistero sulle motivazioni
«Resta da chiarire il mistero sulle motivazioni del gesto». La complessità di una storia personale, familiare e clinica può tranquillamente essere riassunta in un punto interrogativo. Così si fa prima e si evitano errori.
Il gran finale: «Ancora sconosciuto il movente».
La famiglia: forse era assente
«Si indaga anche sulla possibile assenza di una rete familiare adeguata». Il forse è importante. Permette di suggerire senza affermare, insinuare senza dimostrare che forse la madre si è meritata quanto accaduto. Tanto…. morto non parla nè può dire la sua o difendersi.
Incolpare la famiglia in modo più o meno velato è quasi un must: permette di raccogliere l'approvazione e simpatia dei seguaci di Basaglia, sostenitori ancor oggi che la famiglia è schizofrenogenica e nel contempo sgravano tutta la società, comunità e istituzioni da qualsiasi colpa o responsabilità. Un vero e proprio affare mediatico.
Il titolo: drammatico, possibilmente definitivo - Qualche esempio:
- «Il dramma della follia: uccide la madre, paese sotto choc».
- «Era un bravo ragazzo, nessuno poteva immaginarlo: il mistero del matricidio».
- «Il matricidio che nessuno si aspettava: i servizi sapevano?»
- «Un uomo, una famiglia, una tragedia annunciata?»
Ecco fatto. L'articolo è pronto.
Conclusioni
Non servono particolari competenze in psichiatria, non occorre conoscere il funzionamento dei servizi territoriali, non è indispensabile distinguere una diagnosi da un comportamento, né chiedersi quali siano state le reali condizioni di vita della persona coinvolta.
Nè tantomeno è utile conoscere le norme regolano i trattamenti obbligatori e le responsabilità dei medici o sapere come queste persone andrebbero curate e di quale patologia soffrono. Basta chiamarle disagiate e non si sbaglia mai.
Un giornale online qualche giorno fa ha intitolato un articolo con tso poi all'interno ha fatto chiari riferimenti a un aso. Non farti problemi caro giornalista, confondere i due trattamenti non è importante. Ha poi scritto nel titolo «Follia durante un tso …» come dire che il tso viene applicato a persone che non hanno problemi mentali?
Bastano un sindaco stupito, un paese sotto choc, vicini increduli che giurano fosse un bravo ragazzo, un servizio sanitario silenzioso, una famiglia forse assente e un movente sconosciuto.
Naturalmente, resta un piccolo dettaglio: capire davvero che cosa sia successo. Ma questo, per il giornalismo contemporaneo, può tranquillamente essere considerato un approfondimento facoltativo. Probabilmente da evitare in tempi successivi perché per i lettori è più importante un bell'articolo di cronaca nera contornato dall'alone del mistero che tutto il resto.
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