Catanzaro: madre si getta nel vuoto con tre figli. Non è "disagio psichico"; è depressione post-parto
L’ordine degli psicologi della Calabria si afferma che «tragedie di questa portata non sono mai improvvise, ma spesso affondano le radici in un disagio che non sempre emerge in maniera chiara. Per questo riteniamo fondamentale un impegno condiviso e concreto. Come cittadini, istituzioni e comunità professionale, siamo chiamati a fare ognuno la propria parte per intercettare, precocemente, i segnali di sofferenza psicologica prima che evolvano in forme acute e irreversibili, ma soprattutto garantire ascolto sui territori. Nessuno deve rimanere solo di fronte al proprio dolore». [Avvenire, 23 aprile 2026]
Molte altre testate online scrivono dando la propria interpretazione, alcune continuano ad utilizzare l'odioso termine disagio psichico, altre sostenendo che la madre “non era pazza” quando la diagnosi di malattia mentale (e non disagio) in questi casi è depressione post parto. Un male che può condurre a gesti estremi, come visto. La conoscono benissimo i ginecologi, esperti, ostetriche e altri.
Cos'è la depressione post parto
La depressione post-partum (DPP) è un disturbo dell'umore frequente, che colpisce circa il 10-15% delle neomamme entro il primo anno dal parto. Si manifesta con profonda tristezza, ansia, stanchezza estrema, sensi di colpa e difficoltà nel legame con il bambino, necessitando spesso di supporto psicologico o psichiatrico.
Tutti questi sintomi sono spesso evidenti, si ripetono nel tempo con continuità e non vanno mai sottovalutati.
La rete a maglie larghe della salute mentale
Gli interrogativi che solleva il caso sono molti: se il personale che dovrebbe seguire la mamma nel periodo dopo il parto ha fornito alla famiglia le dovute informazioni e se ha verificato o meno le condizioni psicologiche della mamma. Sarebbe utile comprendere anche se la persona in precedenza era seguita da qualche professionista o CSM e, quando ha chiesto aiuto o comunicato questi problemi a terzi, cosa sia accaduto. Pare che si sia rivolta al parroco che pur consigliandola, non è riuscito a convincerla a farsi seguire.,
C'è una pessima cultura della malattia mentale. Abituati a considerarla disagio e a non considerare i sintomi - ieri come oggi si dice “basta poco, cambiar aria e tutto va meglio” - fino a stupirsi di questi di questi tragici fatti di cronaca.
Gli psicofarmaci sono molto diffusi, visto la larga percentuale di persone colpite da depressione e altre patologie. Nonostante le evidenze scientifiche, c'e' ancora chi si oppone alle cure farmacologiche sostenendo che “sono droghe o fanno male”. Uniti alla psicoterapia, spesso gli antidepressivi risolvono molti problemi.
Alla fine il sofferente diserta i CSM e tali sono i risultati.
Stigma e vergogna di chiedere aiuto
E' necessario programmare una informazione di massa, vista la gran diffusione del disagio che poi si trasforma in disturbo o malattia vera e propria. Lo stigma esiste, non neghiamolo: la paura di ricorrere agli specialisti per iniziare un processo di cura, di sentirsi dire “matto”. C'è poi il senso di inadeguatezza e la paura di essere giudicate come “cattive madri”.
La paura della “pazzia” e del giudizio è tanta. Dopo quasi 50 anni dalla legge 180 e migliaia di manifestazioni anti-stigma tutto sembra fermo come prima. Noi pensiamo che la lotta allo stigma sia importante ma ancor di più è necessario istruire la popolazione a riconoscere, aiuta e spingere le persone a curarsi. Tristemente ricordiamo che il consenso introdotto dalla legge 180 deve essere spontaneo e non forzato da alcuno e qui si apre uno scenario che, nei casi più gravi, permette di sottrarsi alle cure.
Fintanto che le cronache saranno affollate da casi come questo o altri fatti di sangue, crimini, ecc. ad opera di sofferenti mentali non fermati in tempo, le cose non cambieranno nel tempo, perché tutte le persone malate saranno viste sempre con sospetto.
Conclusioni
La prevenzione come al solito non esiste. Nonostante ogni giorno la cronaca riporti fatti e drammi, statistiche catastrofiche sulla incidenza del disagio e patologie, tutto resta immutato. Nessuna campagna seria su come intercettare anzitempo i primi sintomi; non esiste una “pubblicità progresso” in grado di informare correttamente le persone.
Si alternano i vari Piani per la Salute Mentale, molte parole, poche risorse e spesso zero fatti.
Sarebbe necessario, vista la forte incidenza di questa patologia, sottoporre le mamme a colloqui e test periodici obbligatori per il primo anno dopo il parto e non attendere il fumoso consenso, alibi per non agire in tempo.
Cambierà qualcosa in futuro, nonostante questa catastrofe che incombe sulla Salute Mentale Italiana?
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