Torino, i parenti della donna suicida che ha ucciso la figlia 13enne: “Aveva chiesto aiuto, tre mesi per una visita”
Ennesima tragedia, stavolta a Torino, vittima la sofferente di depressione e la figlia di tredici anni. Ora i familiari, tramite l’avvocato Maurizio Punturieri, puntano il dito contro la struttura dell’Asl (Azienda sanitaria locale): «Sono stati inadeguati».
Mancanza di finanziamenti - la Regione Piemonte è stata sollecitata più volte nel corso degli ultimi due anni, per un aumento del budget a favore della salute mentale. Scorrendo la cronaca di sospsiche.it, oltre 50 associazioni per la salute mentale hanno operato pressioni e sono rimaste inascoltate. Alla fine sembra si siano arrese all'evidenza e al nulla di fatto e, dobbiamo ribadirlo, i familiari non manifestano più il loro disagio e non rendono noti i loro drammi, se non a tragedia avvenuta.
Ogni tanto esce qualche articlo da associazioni di psichiatri a denunciare le carenze. I pazienti, utenti fantasma, non si esprimono nè si aggregano, è noto: per vergogna e incapacità a farlo - mancata autodeterminazione.
Che tristezza … !
Secondo La Stampa “La donna si era presentata personalmente in corso Lecce a Torino – spiega -: le hanno dato appuntamento a settembre, tra tre mesi».” - significa che gli operatori potrebbero essere ritenuti responsabili per non aver valutato bene la gravità del caso. Ma spesso questi eventi seguono il solito teatrino mediatico: la ASL apre una indagine della quale non si sa l'esito, altri si pronunciano appellandosi alla imprevedibilità del gesto; segue la denuncia, il processo o l'archiviazione e alla fine l'assoluzione. Infatti chi può provare con precisione la causa e il nesso?
Gli operatori del CSM, qualora sottoposti a indagine, saranno assolti per mancanza di finanziamenti o comunque ritenuti responsabili e dovevano intervenire in tempo?
Dove sono finite le istituzioni?!?