Modificare i trattamenti sanitari obbligatori: come trasformare l'urgenza psichiatrica in una bomba sociale
La necessità di riformare il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), disciplinato in Italia dalla Legge 833/1978, risponde a una pressante urgenza di adeguamento agli standard internazionali sui diritti umani. La nuova legislazione dovrebbe però tener conto anche dei pazienti e loro famiglie.
Perchè modificare il tso
La necessità di riformare il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), disciplinato in Italia dalla Legge 833/1978, risponde a una pressante urgenza di adeguamento agli standard internazionali sui diritti umani. Al centro del dibattito si collocano la Carta dei diritti ONU (Convenzione sui diritti delle persone con disabilità - CRPD), che condanna le privazioni della libertà basate sulla disabilità psicosociale, e il Protocollo di Oviedo, volto a tutelare l'integrità dell'essere umano rispetto alle applicazioni della medicina.
ndr: consideriamo in modo positivo la Carta ma non tutti i disabili sono “uguali”. Non per discriminare chi ha patologie mentali, ma ci sono alcune che richiedono una seppur temporanea misura di restrizione della libertà, proprio per consentire al disabile mentale di essere curato, soprattutto quando non ha coscienza di essere ammalato.
In Europa
A livello continentale, la Raccomandazione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (n. 2091) - Raccomandazione CM/Rec(2026)8, spinge verso la riduzione della coercizione in psichiatria. Sotto il profilo giuridico, è fondamentale chiarire che la raccomandazione europea non è un atto vincolante o obbligatorio, bensì una linea guida politica e metodologica. Ciononostante, esercita una forte autorevolezza morale e stimola gli Stati membri ad allinearsi.
E il Italia?
In Italia, la spinta al cambiamento è arrivata in modo vincolante dalla Corte Costituzionale. Con le storiche sentenze n. 76/2025 e la recentissima n. 157 del 2 ottobre 2026, la Consulta ha sancito che il TSO, incidendo sulla libertà personale (Art. 13 Cost.), richiede la presenza di una difesa tecnica (un avvocato). È di fondamentale importanza specificare che il TSO non è un arresto, né assume una funzione sanzionatoria: resta a tutti gli effetti una misura di tutela della salute.
Tuttavia, introducendo garanzie legali stringenti mutuate dalle procedure penali, la Consulta, recependo le indicazioni Europee, ha inevitabilmente spostato l'asse del problema dal piano prettamente sanitario a quello legale e burocratico.
Le lamentele della SIP e altri
Le novità giurisprudenziali hanno infatti acceso l'allarme tra gli operatori. La Società Italiana di Psichiatria (SIP) lamenta sulla stampa che l'estrema incertezza normativa e il timore di incorrere in responsabilità penali o civili stiano spingendo molti medici a una forma di medicina difensiva, che si traduce in un minor ricorso ai TSO o nel loro pericoloso ritardo.
Si prevedono drammatiche conseguenze
Le conseguenze di questa paralisi sono drammatiche e non ricadono solo sui pazienti più gravi e sulle loro famiglie, lasciate drammaticamente sole. Il problema tracima inevitabilmente nella sicurezza pubblica, come già dimostrato dai più recenti fatti di cronaca legati a gravi episodi di violenza scaturiti dalla mancata o ritardata presa in carico di pazienti problematici.
Svuotare lo strumento del TSO per timori legali, senza potenziare i servizi territoriali, rischia di trasformare l'urgenza psichiatrica in una bomba sociale.