La rivoluzionaria "Pet-Flying Therapy": se il cane non ti guarisce, prova a farlo decollare
CATANIA – Chi l’ha detto che la pet-therapy consista solo nell'accarezzare un cucciolo o nel farsi fare le feste? Nel Catanese, una donna ha deciso di inaugurare una variante decisamente più dinamica e ad alta quota, testando l'aerodinamicità del proprio cane direttamente dal quarto piano della palazzina
La notizia, riportata dalle cronache, specifica un dettaglio terapeutico fondamentale: "non sarebbe la prima volta che compie un gesto simile". Un’evidente recidiva scientifica. Davanti a una tale costanza medic-riabilitativa, le autorità non hanno potuto fare altro che risponderle con un pacchetto terapeutico alternativo e altrettanto rigido: un bel Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).
Il caso solleva però un profondo e ironico dubbio sociologico sui miracoli della compagnia animale per alcune categorie di pazienti psichiatrici. Siamo proprio sicuri che regalare un animale domestico a chiunque sia sempre la terapia corretta? Perché se l'obiettivo della pet-therapy è calmare l'ansia e stimolare l'empatia, qui sembra che il cane sia stato scambiato per un antistress tascabile da lanciare contro il muro nei momenti di follia o rabbia. O, peggio, per un sasso da testare contro la forza di gravità.
Naturalmente, nel tribunale dell'opinione pubblica si è consumato il solito cortocircuito emotivo: alla fine ha fatto decisamente più pena il cane, sfortunata vittima del lancio, rispetto alla persona sofferente che lo ha scagliato nel vuoto. Mentre il web si stringe giustamente attorno al ricordo del quadrupede, per la proprietaria le reazioni si dividono tra il linciaggio morale e una timida, quasi disperata richiesta ai servizi di salute mentale di fare finalmente il proprio lavoro.
Chiedere una maggiore attenzione e vigilanza medica appare ormai il minimo, prima che la signora decida di testare il volo di qualche altro essere vivente, animale o uomo che sia.
Purtroppo, a differenza dei gatti, la povera cagnolina meticcia – chiamata Betty Boop – non aveva abbastanza vite per assecondare questo delirio ed è deceduta in clinica dopo ore di agonia a causa delle fratture incompatibili con la sopravvivenza. Resta da capire se la Procura di Catania, ora investita della denuncia per uccisione di animali, prescriverà alla signora un più tradizionale acquario di pesci rossi. Sperando, quantomeno, che il primo piano sia sufficiente per il loro battesimo del volo.
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