La Raccomandazione CM/Rec(2026)8: l'UE non prevede l'istituzione di un Garante ovvero nessun diritto ai familiari
L'enorme carico emotivo, assistenziale e di sicurezza ricade sulle spalle delle famiglie (caregiver), le quali spesso si sentono lasciate sole dalle istituzioni. La UE non prevede un "garante" specifico a tutela esclusiva della sicurezza o degli interessi dei familiari mentre il sofferente gode di tutti i diritti e tutele.
La Raccomandazione CM/Rec(2026)8, adottata il 17 giugno 2026, è stata emanata a seguito delle forti polemiche scatenate dalla proposta Protocollo di Oviedo, vedi riferimenti in calce a questa pagina, con l'intento di concedere alcuni diritti ai pazienti e calmare gli animi degli oppositori.
Riguarda il rispetto dell'autonomia nell'assistenza sanitaria mentale e mira, tra l'altro, a rafforzare il consenso libero e informato, il rispetto della volontà e delle preferenze della persona e la prevenzione della coercizione.
La raccomandazione non è giuridicamente vincolante nel senso stretto di una legge, di una convenzione internazionale ratificata o di una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Una raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa è generalmente uno strumento di soft law: indica agli Stati membri, compresa l'Italia, standard, principi e indirizzi che gli Stati sono invitati a seguire.
Qui di seguito alcune osservazioni:
Esiste solo il disabile
Lo spirito del testo della La Raccomandazione CM/Rec(2026)8 alla fine difende i diritti fondamentali dell'individuo malato, ma la tutela dei congiunti viene affrontata attraverso una strategia diversa, basata su tre pilastri normativi e pratici:
La figura del Tutore, Curatore o Amministratore
A livello giuridico, gli ordinamenti europei prevedono solo la figura del Tutore, Curatore o Amministratore di Sostegno (in Italia regolato dalla Legge 6/2004). Il ruolo di questa figura (che spesso è un familiare o un avvocato terzo nominato dal Giudice Tutelare) è quello di rappresentare la persona e proteggerla nei momenti di incapacità.
Tuttavia, per la Convenzione ONU (CRPD) e per la nuova linea del Consiglio d'Europa, questa figura non può agire come un "controllore" o un "censore" per imporre cure forzate solo perché la famiglia è esausta o spaventata.
Deve invece agire applicando il principio del sostegno al processo decisionale, cercando di interpretare la reale volontà del paziente e non sostituendola in modo punitivo.
A nostro avviso tale è un limite inaccettabile perché diverse famiglie sono in “ostaggio” di un malato mentale spesso aggressivo, del quale provano paura, e non sono tutelate legalmente e che ha un potere decisionale limitato se non influenzato dalla patologia.
Lo Stato di Necessità e l'Incolumità dei Familiari
Se un familiare si sente in pericolo a causa di minacce gravi o comportamenti violenti, non deve fare riferimento al protocollo sanitario sulla salute mentale, ma al Codice Penale e alle Autorità di Pubblica Sicurezza. E questo significa, purtroppo, denunciare il proprio congiunto mentre il ricorso a una figura indipendente come il Garante, alla quale ha diritto di ricorrere anche il paziente, consentirebbe di evitare il degradare di alcune situazioni veramente drammatiche, fino a vere aggressioni e matricidi.
Pertanto:
- Il diritto all'incolumità della famiglia è un diritto umano sacro tanto quanto l'autonomia del paziente.
- Come visto nel punto precedente, se vi è un pericolo imminente di violenza, scatta lo "stato di necessità". In quel momento le forze dell'ordine e i servizi di emergenza intervengono d'ufficio per proteggere i congiunti, attivando se necessario misure restrittive urgenti e l'allontanamento del soggetto, a prescindere dal fatto che egli sia d'accordo o meno.
Osserviamo purtroppo che le norme attuali, come testimoniato da tragici fatti di cronaca, quasi all'ordine del giorno, hanno un effetto del tutto limitato e differente. Allontanamento? Pensiamo ai femminicidi che avvengono nonostante l'ordine di non frequentare i luoghi della vittima. Va studiato e fatto qualcosa di diverso.
Il vero focus del 2026: spostare l'obbligo dall'assistenza familiare al supporto pubblico
Le associazioni dei familiari hanno espresso forti preoccupazioni di fronte a questa svolta, lamentando il rischio di essere lasciate sole a gestire pazienti gravi e non collaboranti, così come è capitato in Italia negli ultimi 50 anni, vergognoso problema ancora irrisolto. Per rispondere a questo dramma, la nuova Raccomandazione CM/Rec(2026)8 impone agli Stati firmatari di modificare l'organizzazione dei servizi:
Potenziamento dei servizi basati sulla comunità (Community-based care)
L'Articolo 4 stabilisce che i governi devono garantire un accesso equo e tempestivo alle cure territoriali. L'assistenza non deve gravare interamente sui parenti. Per quanto questa disposizione sia giusta e condivisibile, il rischio è che in mancanza di risorse siano gli stessi familiari a dover gestire da soli i casi più complessi.
Unità di crisi e supporto al nucleo familiare
Il testo richiede investimenti in team di intervento rapido per le crisi psichiatriche, sgravando la famiglia dal ruolo di "vigilante" o "infermiere coatto". Vedi sopra, punto precedente.
In conclusione
La figura del Garante potrebbe essere una soluzione er le famiglie e i cittadini. E'stata proposta dalla Associazione Diapsi Piemonte attraverso la pubblicazione del Manifesto per la Salute Mentale, disponibile nel sito sospsiche.it. Più diritti ai sofferenti, che possono opporsi ai trattamenti obbligatori, ma, secondo noi, più diritti ai famigliari che hanno necessità di maggior tutela.
La legge europea non crea un garante che tolga i diritti al paziente per proteggere i parenti, perché storicamente secondo alcuni questo meccanismo ha portato a gravi abusi e internamenti ingiustificati (ndr. si sbandiera come scusante sempre il ritorno ai manicomi che nessuno vuole).
Al contrario, la nuova linea dice: se c'è un reato o una minaccia, interviene la giustizia per proteggere la famiglia; se c'è una malattia, lo Stato deve fornire servizi territoriali forti affinché la famiglia abbia diritti di supporto e non solo doveri assistenziali.
Commentiamo ribadendo che se nel passato ci sono stati internamenti ingiustificati quel che oggi si chiede è di mantenere i diritti dei pazienti ma anche la sicurezza sociale dei cittadini e dei familiari.
La nostra richiesta non riguarda i cosiddetti internamenti, bensì l'adozione di misure per assicurare l'obbligo di cura e trattamento extraospedaliero a livello comunitario, secondo protocolli simili o ispirati alla legge Kendra degli USA.
A nostro avviso, la raccomandazione sarà difficilmente applicata; assisteremo al solito concertino che ripropone il “non ci sono risorse”. E in mancanza di risorse tutto resterà uguale, purtroppo anche per i pazienti.
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