I segnali ignorati e la beffa delle tutele: in Italia lo Stato protegge gli assassini e abbandona le vittime
Il femminicidio di Colleferro è l’ennesima conferma di un sistema al contrario. Nonostante i campanelli d'allarme, le denunce e i divieti, le donne continuano a morire. E i cittadini assistono alla terribile realtà di istituzioni più attente ai diritti di chi uccide che alla vita di chi chiede aiuto.
Qualche giorno fa a Padova un uomo strangola la ex di 39 anni poi si toglie la vita. La donna aveva chiesto 8 volte aiuto ai carabinieri. A Colleferro l'ennesimo malato psichico uccide la propria compagna. C'erano i segnali per capirlo.
Un copione che si ripete identico, fino a diventare intollerabile. A Colleferro, l’ennesima donna è stata uccisa sotto gli occhi del figlio minorenne. E come sempre, subito dopo il delitto, arriva la sfilata delle ammissioni istituzionali. “C'erano segnali di questa situazione che, però, evidentemente, sono sfuggiti”, ha dichiarato il sindaco Giulio Calamita.
Ma i segnali non "sfuggono" per caso. Questa non è distrazione: è la conseguenza di un sistema giudiziario e sociale che ha invertito le sue priorità. Oggi la percezione dei cittadini è netta, diffusa e drammaticamente vera: in Italia le tutele, le garanzie e le prudenze burocratiche sono tutte a favore degli autori della violenza, mentre le vittime rimangono carne da macello.
La trappola della burocrazia per chi denuncia
Quando una donna trova il coraggio di denunciare, di esporre i propri figli e di rompere il silenzio, entra in un labirinto infernale. Lo Stato le chiede di aspettare, di produrre prove, di subire passaggi burocratici infiniti.
- I divieti di carta: Si notificano fogli di via o divieti di avvicinamento che non hanno nessuna efficacia materiale. Un pezzo di carta non ferma un uomo violento.
- L'onere della prova sulla vittima: Spesso è la donna a dover fuggire di casa, a doversi nascondere in strutture protette, perdendo il lavoro e la propria libertà, quasi fosse lei la colpevole.
- La lentezza che uccide: Tra la prima denuncia e l'intervento concreto dello Stato passano mesi. Giorni lunghissimi in cui l'aggressore, rimasto a piede libero, si incattivisce e pianifica la sua vendetta.
Il paravento delle giustificazioni per gli aggressori
Al contrario, non appena l'uomo violento agisce, la macchina dello Stato e del dibattito pubblico si attiva per garantirlo e protenderlo sotto una campana di vetro protettiva:
- La scorciatoia psichiatrica: Anche nel caso di Colleferro si è affrettati a parlare subito di un uomo "con problemi psichici". Un cliché intollerabile che serve a trasformare un crimine di possesso e di potere in un "raptus" o in una sfortuna medica, offrendo già sul piatto le prime attenuanti.
- Un terzo dei delitti avviene per mano di disturbati mentali già conosciuti ai servizi, che non vengono fermati in tempo o sottoposti a cure obbligatorie-
- L'eccesso di garantismo per chi minaccia: Un uomo violento riceve mille avvertimenti, diffide e ammonimenti prima che scatti una misura restrittiva seria come il carcere o il braccialetto elettronico. Si tutela la sua libertà di movimento a scapito del diritto alla vita della vittima.
- Pene ridotte e sconti istituzionali: Anche dopo l'omicidio, i codici aprono la strada a perizie, riti alternativi e sconti di pena. La certezza del diritto sembra valere solo per chi distrugge una vita.
Una fiducia tradita
I cittadini guardano a tutto questo con un senso di profonda rabbia e impotenza. A cosa servono le parate l'8 marzo o il 25 novembre? A cosa servono le leggi contro il femminicidio se poi l'applicazione pratica si traduce in una perenne tutela dei carnefici?
La percezione che chi aggredisce sia più protetto di chi subisce non è un errore di valutazione della gente comune: è la fotografia esatta della realtà. Lo Stato ha fallito perché considera la sicurezza delle donne un problema burocratico da gestire con cautela formale, anziché un'emergenza di vita o di morte.
Finché un uomo violento sarà libero di circolare con un semplice "ammonimento" in tasca e una donna denunciante sarà costretta a guardarsi le spalle da sola, ogni nuova legge sarà solo una beffa. I segnali non sfuggono: vengono semplicemente ignorati per non disturbare i diritti di chi, poco dopo, diventerà un assassino.
Eppure molti casi potrebbero essere evitati se gli stalker, già noti per le loro insistenze, fossero sottoposti subito a cure obbligatorie come chiede molti cittadini tramite la petizione "Aurora", vedi link a più di pagina
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