Il caso di Caprino Bergamasco; siamo alle solite, nulla di nuovo
Caprino Bergamasco, 14/03/2026 - Intervengono i carabinieri per difendere una persona affetta da disturbo mentale, aggredita dal fratello trentenne affetto da patologie psichiatriche, in forte stato di agitazione, dopo una tremenda lite.
E' sconcertante apprendere che l'aggressore non era nuovo a tali fatti che si erano già verificati precedenza più volte.
E' a questo punto, troppo spesso quando è tardi e si spera sempre "prima che ci scappi il morto”, che si mobilita di corsa tutta la macchina della sicurezza e giustizia. Si applica subito codice rosso, dichiarando la pericolosità sociale del soggetto; alla fine disponendo una misura di sicurezza provvisoria per il ricovero dell’uomo in una casa di cura e custodia (REMS).
Per curare le persone più gravi e aggressive bisogna attendere che commettano un reato.
Ci chiediamo:
- era noto ai servizi di salute mentale, nonostante i precedenti di violenza familiare? Supponiamo la risposta sia “sì”.
- poteva essere sottoposto a cure obbligatorie extraospedaliere ed essere fermato anzitempo? La risposta è “no”, oltre al tso il paziente può rifiutare le cure e trattamenti.
- Perché questi fatti si ripetono sempre più frequentemente e i pazienti mentali sfuggono alla famosa rete territoriale chi e come dovrebbe prevenire questi eventi?
- come mai allora due pazienti mentali vengono lasciati assieme in un ambiente famigliare che possiamo definire un manicomio nel territorio, favorendo un ambiente invece “patogeno” invece di trattare queste persone?
Questo è un ennesimo segnale che qualcosa non va nel sistema di assistenza psichiatrica che non riesce a far fronte ai casi più gravi; si ripete troppo spesso una sorta di abbandono di persone malate nel territorio.
Approfondimenti: consenso, famiglia schizofrenogenica