Dove sono finiti i "vip della salute mentale"?
Si lamentano con la stampa, disperano, dicono di aver subito sofferenze indicibili, alcuni sottoposti a TSO, altri in stato di depressione, ansia, panico, molti ne sono usciti. Sanno cosa è il disturbo mentale (foto generata AI).
C’è una contraddizione che può colpire: alcune persone famose raccontano pubblicamente depressione, ansia, attacchi di panico, ricoveri o perfino esperienze di TSO, descrivendo sofferenze molto profonde; poi, quando si tratta di sostenere con continuità associazioni, servizi, campagne contro lo stigma o iniziative concrete, sembrano scomparire.
Però ci sono anche possibili spiegazioni che non coincidono necessariamente con indifferenza o ipocrisia. Raccontare la propria esperienza può essere già un’esposizione enorme, e una persona può voler riprendere una vita privata, temere di essere identificata per sempre con la malattia, non sentirsi in grado di diventare un’attivista o avere ancora fragilità che non sono visibili.
“Essere usciti” da una crisi non significa sempre avere energie, stabilità o disponibilità per impegnarsi pubblicamente.
Purtroppo la testimonianza occasionale non è la stessa cosa dell’impegno. Quando la sofferenza viene raccontata soprattutto durante un’intervista, l’uscita di un libro o un momento di grande attenzione mediatica, e poi non segue alcun sostegno concreto, può lasciare l’impressione che il tema sia stato usato come racconto personale senza trasformarsi in responsabilità sociale.
Forse il punto non è pretendere che ogni persona famosa diventi un portavoce permanente, ma chiedere coerenza a chi sceglie di occupare pubblicamente quello spazio: sostenere una campagna, dare visibilità a chi lavora sul territorio, finanziare un progetto, parlare dei servizi, contrastare stereotipi o continuare a occuparsene anche quando non porta attenzione mediatica.
E c’è un’altra cosa: chi ha vissuto un disturbo mentale può conoscere molto bene la sofferenza, ma non per questo sviluppare automaticamente solidarietà, impegno collettivo o sensibilità verso tutte le altre persone che ne soffrono. L’esperienza personale può aprire alla partecipazione, ma non la garantisce.
I familiari provano tristezza dovuta alla occasione mancata: persone con grande visibilità i VIP potrebbero contribuire a rendere la salute mentale meno stigmatizzata e a sostenere chi non ha una voce pubblica. Quando questo non accade, è comprensibile percepire un vuoto.