Diritti alla Follia non raggiunge il quorum (50mila firme) per riformare Tutele, Ads e TSO
La proposta di riforma dell'Amministratore di Sostegno (ADS) che comporta anche l'abolizione della Interdizione e Inabilitazione è fallita. Ma c'è un progetto di riforma del TSO nel rispetto della Raccomandazione CM/Rec(2026)8 che richiede il parere delle associazioni di familiari.
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Firme non raggiunte
Le due proposte di legge di iniziativa popolare di Diritti alla Follia — riforma del TSO e riforma dell’Amministrazione di sostegno (AdS) — non risulta che abbiano raggiunto le 50.000 firme necessarie.
- Riforma TSO: la raccolta si è chiusa il 25 giugno 2025. Il dato pubblico disponibile riporta 1.706 firme online, su un quorum di 50.000; il sito precisa che al dato online andavano aggiunte le eventuali firme cartacee.
- Riforma AdS: la raccolta cartacea si è conclusa a novembre 2024 e quella online a fine giugno 2025. Diritti alla Follia indica la chiusura della raccolta, ma non abbiamo trovato una comunicazione ufficiale che certifichi il raggiungimento delle 50.000 firme.
Ma la Corte Costituzionale ha stabilito l'illegitittimità del TSO
C'è però una novità molto importante sul TSO: il 2 ottobre 2026 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 157/2026, ha stabilito l'illegittimità della disciplina del TSO nella parte in cui non garantiva l'assistenza di un difensore di fiducia o d'ufficio nella convalida e nell'eventuale proroga. La Corte ha anche richiamato espressamente la proposta di Diritti alla Follia.
Tenere i livello di guarda elevato
La questione rimane attuale anche per un altro motivo: il mancato raggiungimento delle firme non annulla il dibattito sulle garanzie costituzionali nel TSO, che può proseguire attraverso iniziative parlamentari, interventi giudiziari e altre forme di proposta legislativa.
Siccome il sito della associazione non ha ritirato le proposte di legge, e la pagina del sito illustra ancora le proposte, è del tutto lecito pensare che i disegni saranno ripresentati con altre modalità in una futura legislatura.
Un tanto per tenere alto il campanello di allarme. I famigliari devono informarsi su queste proposte, in parte condivisibili, ma insensate in vari punti nei termini di protezione delle persone più fragili. Nella speranza che le associazioni possano coalizzarsi nel loro interesse e perseguire gli interessi collettivi nazionali, non solo quelli locali.