TSO: ennesimo fallimento della legge Basaglia; aggrediti due carabinieri
Cosa è accaduto
FROSINONE, 25 Febbraio 2026 – Durante un TSO due carabinieri restano feriti da una furia cieca; l'aggressore non sarebbe nuovo a simili episodi di violenza, già seguito dal CSM competente e sembra senza alcuna presenza dei sanitari.
Scrive il Sindacato NSC: “… è l'’ennesima dimostrazione di come il sistema di gestione del disagio psichico presenti falle strutturali che ricadono drammaticamente sulle spalle delle Forze dell’Ordine”. E anche sui familiari, aggiungiamo noi.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) in sintesi esige l'attribuzione della responsabilità sanitaria che non termini al momento della dimissione e la presenza obbligatoria di personale sanitario specializzato in situazioni di conclamato disagio psichico.
Una vergognosa situazione che si trascina oltre 40 anni
Le stesse richieste NSC sono state oggetto di pressioni politiche da oltre 40 anni ad opera di associazioni di familiari inascoltate. La legge 180 “Basaglia” ha permesso e consente tutto questo, ovvero la deresponsabilizzazione dei medici psichiatri che, secondo l'attuale vergognosa interpretazione consente al personale medico di astenersi dal partecipare al TSO “per non rovinare il rapporto terapeutico”.
Gli operatori hanno il pieno diritto di non partecipare alle operazioni e tutto si traduce nel solo mero e puro arresto, nemmeno il paziente fosse un delinquente.
La normativa è tutta da rivedere ma spesso alcune associazioni dei familiari, ideologizzate e dirette dagli stessi psichiatri e antipsichiatri, si girano dall'altra parte. E altre, composte da pazienti, eterodirette e condizionate, ignorano il problema.
Riferimenti legali
La legge 180 sancisce che il medico non ha alcun obbligo d'essere presente al TSO. Nè prevede che, per non inficiare il rapporto terapeutico, sia presente un suo collega o una figura di mediatore.
E doveroso, al contrario, sottolineare, per quanto detto sopra a proposito della peculiarità del rapporto con il paziente, l'inopportunità della partecipazione diretta dello psichiatra a tali operazioni. L'efficacia di qualsiasi intervento psicoterapeutico e, com'e noto, strettamente dipendente dalla qualità del rapporto che si realizza tra paziente e psichiatra, rapporto che deve essere fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Mescolare dunque le due figure (quella del medico e quella del poliziotto) significa offrire al paziente una immagine distorta del ruolo e della finalità dell'intervento psichiatrico, minare all'origine le possibilità di instaurare un proficuo rapporto, compromettendo quella necessaria relazione fiduciaria che rappresenta la condizione indispensabile per un positivo riscontro terapeutico.
da: La Responsabilità professionale dello psichiatra, Greco-Catanesi, ed. Piccin Padova, 1990 - Trattamenti Sanitari Obbligatori, pag. 67