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Cos'è la PSICOEDUCAZIONE FAMILIARE


In questo articolo vi spiegherò cos'è la psicoeducazione familiare e quali sono gli obiettivi di tale intervento.


Prima di tutto parliamo di psicoeducazione familiare, tutte le volte in cui facciamo riferimento a quegli interventi erogati da un professionista, che hanno l'obiettivo di formare ed informare i caregiver e la rete sociale (inclusi scuola, ambiente lavorativo, contesti ludico-ricreativi) sul funzionamento della persona (paziente) e su come rapportarsi con questa, anche in momenti di crisi.


Per un lungo periodo la famiglia è stata esclusa del tutto dai trattamenti di cura e riabilitativi, poiché considerata fonte di disagio e addirittura "responsabile" dello sviluppo e del mantenimento dei sintomi della patologia.


Fortunatamente con il tempo questa posizione è stata rivista e smentita dalla letteratura scientifica. Da almeno 30 anni, infatti, la famiglia è considerata una risorsa fondamentale che può influenzare fortemente (in modo positivo!) il decorso dei percorsi di cura.


Tuttavia non sempre le dinamiche familiari sono positive ed efficaci, SOPRATTUTTO A LIVELLO COMUNICATIVO, per tanto è NECESSARIO farsi affiancare da un professionista formato che prenda in carico TUTTO IL NUCLEO FAMILIARE.


Ci tengo a specificare immediatamente che l'intervento sulla famiglia è SEMPRE necessario, poichè nella maggior parte delle famiglie in cui c'è un membro che manifesta francamente il malessere (in un quadro poi diagnosticato come patologico), la situazione di malessere coinvolge l'intero gruppo familiare e solitamente tutte le relazioni interpersonali e molti degli scambi comunicativi che avvengono tra i membri.

Per questo è errato considerare che un trattamento efficace e duraturo possa essere affrontato esclusivamente dal familiare diagnosticato, poichè il lavoro che la famiglia e tutti i membri fanno su di se è parte integrante del percorso terapeutico stesso.


TRISTEMENTE ad oggi sono ancora pochi i servizi pubblici che offrono interventi di supporto familiare validati e manualizzati, tuttavia è importante sapere che questi sono SCIENTIFICAMENTE DIMOSTRATI COME EFFICACI e vanno richiesti (pretesi dove possibile) e, quando non offerti dal servizio pubblico - per chi ne ha la possibilità - affrontati privatamente.


(Un professionista privato che svolge bene il suo ruolo si occuperà anche di mettersi in contatto con la rete dei curanti attorno al nucleo, siano questi nel pubblico o nel privato).


Da tempo ormai è noto che ci sono 3 fattori specifici che influenzano notevolmente l'andamento positivo o negativo di un percorso di cura e guarigione:


  1. il CARICO FAMILIARE percepito, che viene definito come l'insieme delle difficoltà pratiche e psicologiche percepite da ciascun membro legate alla convivenza e all'assistenza di un familiare con patologia (i vissuti di "pesantezza" possono essere molto diversi anche tra membri dello stesso nucleo familiare);

  2. l'EMOTIVITA' ESPRESSA (EE), cioè tutte le reazioni ed espressioni emotive che avvengono nella comunicazione familiare e che in particolare riguardano sentimenti di ostilità, criticismo e ipercoinvolgimento emotivo percepiti da ciascun membro del nucleo. L'emotività di ciascun nucleo si pone su un continuum i cui poli estremi sono: A. l'alta emotività espressa (AEE), in cui cioè la maggioranza delle reazioni emotive dei membri del nucleo sono di alta intensità emotiva, ad esempio, urla, scoppi d'ira, insulti, violenza verbale e\o fisica, agiti violenti verso oggetti o persone, ecc... B. la bassa emotività espressa (BEE), in cui la maggioranza delle reazioni emotive dei membri del nucleo sono a bassa intensità emotiva, ad esempio usare toni calmi e rilassati, disponibilità all'ascolto attivo dell'altro, capacità di accogliere le emozioni dell'altro senza invalidarle o senza iperattivarsi (ad esempio andare nel panico), capacità di esprimere all'altro il proprio vissuto emotivo, ecc...

  3. le STRATEGIE DI COPING, cioè tutti i comportamenti messi in atto dai familiari per fronteggiare tutte le situazioni percepite come di difficoltà o crisi in relazione al funzionamento e ai comportamenti problematici/patologici del familiare con diagnosi.

E' ormai risaputo che l'AEE del nucleo familiare è direttamente collegata ad un esito negativo dei trattamenti riabilitativi del singolo paziente e ad un decorso di malattia più sfavorevole per tutti.


Ci sono vari tipi di interventi di psicoeducazione familiare, valutati dal professionista in base alle caratteristiche e alle necessità del singolo nucleo familiare, ma tutti hanno in comune gli stessi obiettivi.


Obiettivi degli interventi di psicoeducazione familiare

  1. Informare i familiari sul disturbo (sintomi, decorso, trattamento farmacologico e possibili effetti collaterali e trattamenti non-farmacologici basati su prove di efficacia)

  2. insegnare ai familiari strategie pratiche per la gestione dei sintomi e dei momenti di crisi

  3. migliorare le abilità comunicative all'interno del nucleo familiare

  4. aumentare le capacità di risoluzione efficace dei problemi interpersonali di ogni membro del nucleo (problem-solving)

  5. incoraggiare e sostenere tutti i familiari a portare avanti i propri obiettivi di vita personali, come singoli individui

Caratteristiche degli interventi di psicoeducazione familiare (in generale)

  • 12 incontri a cadenza settimanale

  • durata di ogni incontro 60-90 minuti

  • richiesta la partecipazione di tutti i membri conviventi, ma la seduta avviene anche se un membro o più decidono di non partecipare (chiaramente se si è tutti presenti e motivati è INFINITAMENTE più utile)

  • ogni incontro segue una struttura semi-rigida in cui si dedica del tempo a discutere informazioni e dubbi sulla seduta precedente, poi si affronta un tema nuovo ed in ultimo si assegnano "compiti a casa" per mettere in pratica ciò che viene appreso durante l'incontro

  • l'obiettivo si ritiene raggiunto quando ciascun familiare avrà acquisito le competenze necessarie a gestire più efficacemente le relazioni con i propri familiari e il proprio vissuto in relazione alla situazione familiare e sarà in grado di metterle in atto spontaneamente (quindi senza la sollecitazione del professionista) nella maggior parte delle situazioni di vita quotidiana (per questo il professionista potrebbe valutare di variare il numero di sedute).

In ultimo vorrei sottolineare che è assolutamente NORMALE che il cambiamento richieda tempo e che i miglioramenti avvengano in modo graduale. Anche durante il percorso è assolutamente possibile (se non prevedibile) che ci siano momenti di "regressione" a modalità vecchie e meno efficaci, ma questo NON SIGNIFICA che il trattamento non stia funzionando.


Lavorare fin da subito su aspettative e obiettivi che ciascun membro del nucleo ha, è fondamentale per prevenire vissuti di inattualità, scoraggiamento e fallimento.


Per concludere vorrei consigliare spassionatamente a chiunque di voi stia leggendo di affidarsi a professionisti DI CUI VI FIDATE (o che vi ispirino fiducia!), con i quali vi sentiate a vostro agio anche (e sopratutto) nel parlare di difficoltà poichè la comunicazione e la fiducia sono LE FONDAMENTA di un percorso utile e che sortirà gli effetti sperati!


Spero di essere stata chiara e avervi dato informazioni utili, nel caso aveste domande o riflessioni sarei davvero felice se mi contattaste!


La mia email: salutementale.org@gmail.com

Instagram: salutementale_org



A presto,

Francesca


Fonti:

Dell'Osso, Mucci - Manuale di clinica e riabilitazione psichiatrica VOL.2

Gunderson, Links - GPM nel tratamento del DBP

Falloon e al. - Intervento psicoeducativo integrato in psichiatria


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